Gli elettori italiani sono chiamati alle urne per il referendum confermativo sulla legge costituzionale recante “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare”. Si tratta di una consultazione costituzionale, prevista dall’articolo 138 della Costituzione, che non richiede il raggiungimento di alcun quorum: vale solo il voto di chi si reca effettivamente ai seggi, con l’esito che confermerà o respingerà una riforma già approvata in Parlamento.
I seggi saranno aperti oggi, domenica 22 marzo, dalle 7 alle 23, e lunedì 23 marzo, dalle 7 alle 15, secondo le modalità previste dalla legge elettorale. In base ai dati forniti dal Viminale, gli aventi diritto al voto sono 51.424.729 cittadini, di cui 5.477.619 residenti all’estero, che voteranno in gran parte per corrispondenza secondo le procedure previste per gli italiani iscritti all’AIRE o temporaneamente all’estero.
La riforma in questione interviene sull’assetto organizzativo della magistratura: prevede la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, la creazione di due Consigli superiori della magistratura distinti, la selezione di alcuni membri tramite sorteggio e l’istituzione dell’Alta Corte disciplinare, con il compito di rafforzare il sistema di controllo sulle condotte dei magistrati.
Il quesito che comparirà sulla scheda chiede ai cittadini se approvano il testo della legge di revisione dei vari articoli della Costituzione che disciplinano questi profili, senza modificare la garanzia di indipendenza della magistratura.
Il voto di oggi e domani diventa così un banco di prova politico e istituzionale sulla percezione che l’elettorato ha del ruolo dei giudici, delle modalità di autogoverno della magistratura e della capacità del sistema giustizia di garantire tempestività e imparzialità. In una fase di forte polarizzazione pubblica, il referendum sulla giustizia ha “acceso” il dibattito tra chi vede nella riforma un passo in avanti verso maggiore responsabilità e chi teme un ridimensionamento dell’autonomia dei magistrati.
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