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Reggio Calabria. Quando il rigore interpretativo rischia di danneggiare l’immagine della città

Guida o accompagnatore? Il sottile confine normativo che minaccia di allontanare i turisti, le perplessità di Aloisio

by Fabrizio Pace
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turisti a Reggio Calabria

Riportiamo qui la riflessione del Presidente di Confesercenti Reggio Calabria, Claudio Aloisio, relativamente ad una circostanza abbastanza paradossale che ha voluto fedelmente esporre all’attenzione pubblica, scrivendo un post sul suo profilo Facebook nel quale evidenzia una “stortura” interpretativa che andrebbe in qualche modo sanata.

Oggi mentre passavo sul Corso Garibaldi ho visto una scena che mi ha lasciato sinceramente perplesso. Una trentina di turisti fermi, spaesati, davanti a una macchina della Polizia Municipale. Il loro accompagnatore turistico stava ricevendo un verbale che prevede una sanzione da 3.000 a 12.000 euro. Erano turisti svizzeri, di lingua tedesca.

Claudio Aloisio - post su turisti svizzeri a RCIl fatto di non comprendere bene la lingua e di non capire esattamente cosa stesse accadendo rendeva la situazione ancora più disorientante. Mi sono avvicinato per capire cosa fosse successo.

I vigili mi hanno spiegato che erano intervenuti a seguito di una segnalazione e che stavano procedendo con un verbale in riferimento alla normativa del 2023 che disciplina la professione di guida turistica.

A quel punto ho chiesto espressamente se avessero visto l’accompagnatore dare spiegazioni al gruppo all’interno dell’area archeologica dell’Ipogeo di Piazza Italia. La risposta è stata: no. Mi è stato spiegato che l’accompagnatore era stato fermato all’uscita, perché era sceso con il gruppo nell’area archeologica.

Secondo questa interpretazione, un accompagnatore turistico non potrebbe entrare in un sito museale o archeologico con il proprio gruppo.

A me questa lettura non risulta corretta. L’ho fatto presente anche ai vigili. Per quanto emerge dalla normativa vigente, all’accompagnatore turistico è vietato svolgere attività proprie della guida turistica, cioè illustrare e interpretare beni culturali, storici, artistici, museali o archeologici.  Ma non certo accompagnare il gruppo nei siti, soprattutto quando la sua presenza serve ad assistere, coordinare e seguire le persone di cui ha la responsabilità. Anzi, è proprio questa una delle sue funzioni.

 

Nel caso specifico, da quanto ho potuto comprendere, le spiegazioni venivano date dall’addetto dell’associazione preposta all’apertura del sito archeologico ipogeo di Piazza Italia. Una circostanza che mi è stata confermata anche da alcune persone del gruppo che parlavano e comprendevano un po’ di italiano. L’accompagnatore, invece, ha riferito di essere sceso solo per recuperare alcuni componenti del gruppo, che erano entrati perché il sito era regolarmente aperto alle visite.

Claudio Alosio

foto di GNS

Peraltro, anche questo dettaglio cambia poco: che sia sceso per recuperare alcuni componenti del gruppo o che abbia accompagnato il gruppo all’interno del sito, resta il fatto che, se non ha dato spiegazioni né svolto attività proprie della guida turistica, non si comprende quale norma avrebbe violato. Ora, il punto non è mettere in discussione il rispetto delle regole. Anzi. Se vogliamo essere davvero una città turistica, le regole devono essere rispettate.

Le professioni vanno tutelate. I ruoli devono essere chiari. Una guida turistica abilitata ha competenze, responsabilità e funzioni che nessuno può improvvisare. Ma proprio per questo serve anche equilibrio. Perché applicare una norma è un conto. Applicarla in modo sbagliato o troppo rigidamente interpretativo è un altro. Il risultato, oggi, è stato questo: una trentina di turisti ha perso oltre 40 minuti della propria permanenza in città, rimanendo ferma sul Corso Garibaldi davanti a una contestazione che, a mio avviso, non aveva i presupposti necessari.

E l’accompagnatore, arrivato da Tropea, difficilmente tornerà a portare gruppi a Reggio Calabria. Lo capisco pure. I turisti stessi, andando via, mi hanno ringraziato per essere intervenuto. Ma più che farmi piacere, questa cosa mi ha fatto riflettere. Perché quando un visitatore arriva in una città, non vede il singolo episodio. Vede la città intera. E noi, se vogliamo crescere davvero come destinazione turistica, cosa che ancora non siamo, dobbiamo imparare a tenere insieme due cose: legalità e buon senso. Le regole servono a far funzionare meglio le cose. Non a creare situazioni incresciose che danneggiano i turisti, gli operatori e l’immagine stessa della città “. 

Non basta possedere un ricco patrimonio archeologico o artistico per fare turismo, poiché l’accoglienza è un processo sistemico dove la presenza del visitatore dovrebbe essere percepita  e recepita a modo dalla comunità che lo ospita e dai servizi locali che gli vengono offerti.

Se la tutela delle professioni regolamentate, come quella della guida turistica, è un atto doveroso per garantire la qualità e contrastare l’abusivismo, una sanzione amministrativa percepita come ingiusta o eccessivamente formale rischia di trasformarsi in un pericoloso boomerang d’immagine difficile da recuperare.

Il paradosso che emerge è quello di una città che, nel tentativo di difendere le proprie regole, finisce per allontanare proprio quegli operatori e quei flussi economici che dichiara di voler attrarre, creando un clima di incertezza che scoraggia chi lavora nel settore.

In ultima analisi, la riflessione ci invita a considerare che il turismo non vive di sole norme, ma di una cultura dell’ospitalità capace di discernere tra la violazione sostanziale e la funzione logistica, affinché il rispetto della legge diventi uno strumento di crescita e non un ostacolo burocratico che lascia i visitatori spaesati e delusi. (foto di repertorio)

FMP

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