Donald Trump ha riacceso il dibattito su un eventuale terzo mandato alla presidenza degli Stati Uniti, dichiarando davanti ai sostenitori riuniti in Ohio: «Mi piacerebbe candidarmi per un terzo mandato». L’affermazione è arrivata durante un comizio a Youngstown, mentre la folla intonava lo slogan «Altri quattro anni».
«Mi piacerebbe farlo», ha aggiunto Trump, rispondendo al coro dei presenti. Il presidente ha legato l’ipotesi a un possibile successo repubblicano nelle elezioni di midterms di novembre, promettendo che una vittoria del partito aprirebbe a un successo economico «dei quali non abbiamo mai visto l’uguale».
Non è la prima volta che Trump evoca scenari legati a un terzo mandato. Tuttavia, la Costituzione statunitense impone un limite di due mandati presidenziali. Per consentire una terza candidatura sarebbe necessario approvare un nuovo emendamento costituzionale.
La procedura è particolarmente complessa: l’emendamento dovrebbe essere approvato con una maggioranza di due terzi in entrambe le Camere del Congresso e poi ratificato da 38 Stati su 50. Un percorso politicamente estremamente improbabile, considerato l’equilibrio attuale del Congresso e la necessità di un consenso bipartisan.
Il comizio di Youngstown si inserisce nella campagna repubblicana per le elezioni di medio termine, con Trump impegnato a mobilitare il proprio elettorato in uno Stato considerato strategico per il controllo del Senato. Durante l’intervento, il presidente ha invitato i sostenitori a votare repubblicano e ha legato il risultato delle elezioni alla continuità della propria agenda economica.
L’evocazione del terzo mandato ha quindi una funzione anche politica: rafforzare il legame con la base elettorale e mantenere alta l’attenzione sulla figura del presidente in vista delle midterms. Resta però un’ipotesi priva di percorso costituzionale concreto, almeno nello scenario attuale.
Ant Ier