Atene verso il default

20111003-224118.jpgNon sembrano arrivare buone notizie dal fronte economico ellenico. L’ombra di un default appare sempre più possibile, e nonostante gli sforzi dell’Ue per cercare di salvare il paese dal baratro, la situazione appare drammatica. Sull’onda del possibile fallimento greco, le borse europee nel pomeriggio hanno iniziato a manifestare un certo nervosismo, chiudendo in rosso parecchi listini del vecchio continente. A metà seduta Piazza Affari perdeva l’1,2%, Londra 1,6%, Parigi 1,9%, Francoforte 2,1%. A Milano il Ftse Mib ha perso l’1,23% e il Ftse All Share l’1,24%. A tirare giù i listini sono stati soprattutto i titoli bancari, pieni nei loro forzieri di titoli tossici greci, che potrebbero diventare spazzatura fra poco.
Il panico si è scatenato dopo le voci insistenti di default alle porte come già ricordato, ma soprattutto alla divulgazione dei dati sull’economia che mettevano in luce le indicazioni sul deficit greco che nel 2011 si attesterà all’8,5% del pil anziché al 7,4% come invece indicato nello scorso giugno. Intanto dal punto di vista interno, la Grecia si appresta a varare delle norme ancora più dure rispetto a quelle accennate qualche mese fa. Taglio di oltre 30.000 posti di lavoro statali, tasse su ogni bene posseduto, anche la prima casa, e dimezzamento degli stipendi per quasi tutti gli statali fortunati che rimarranno al proprio posto. Ma queste norme, il Paese per quanto le potrà sopportare? C’è il rischio neanche troppo lontano di derive autoritarie, di spinte propulsive che mettano in discussione la democrazia ellenica stessa. Infatti in questo periodo a fare la voce grossa è solamente il partito di estrema destra Nea Dimocratia, il quale attraverso il proprio portavoce Giannis Michelakis, ha fatto sapere che: «Non si era mai visto finora che un governo consideri il licenziamento come una misura più equa del non licenziamento. Dal nostro punto di vista la proposta del nostro partito sulla sospensione temporanea dal lavoro appare più giusta dal punto di vista sociale e con maggiori vantaggi economici per lo Stato». Skai Ilias Vrettakos, vice presidente del sindacato di maggioranza greco, da una stazione radio ha fatto sapere che: «Già con il personale esistente il settore non è in grado di offrire i servizi adeguati alla società. La politica del governo conduce alla recessione e a nuovi vicoli ciechi nel momento in cui alcuni evadono il fisco e altri aumentano i loro privilegi». Nella giornata di ieri i ministri dell’economia della zona Euro si sono riuniti per cercare di prendere delle decisioni veloci, per cercare di scongiurare il default ormai alle porte. Al vaglio ci sono diverse soluzioni, quindi di nuovo in discussione il secondo piano salva-Grecia del 21 luglio, ovvero i 109 miliardi di euro da sborsare anche con l’aiuto dei privati. Ma, con una situazione in netto peggioramento, sembrano già pochi, e c’è chi vuole rinegoziare il piano per riaprire di nuovo la partita suoi privati, come chiede la Germania, per far pagare loro una parte più ampia. Comunque per adesso non sono state prese decisioni alcune, aspettando il parere della troika Ue-Fmi-Bce che sta discutendo con le autorità greche da giovedì scorso. Sul fronte interno una settimana di passione per tutta la nazione ellenica si va prospettano. Un’ondata incontrollata di scioperi è alle porte, specialmente nel settore dei trasporti, che paralizzerà tutto il paese. Inoltre nelle prossime ore sciopereranno i dipendenti pubblici, i più colpiti dai tagli per cercare si salvare il paese, ormai allo sbando, e sotto il commissariamento della Ue.

Salvatore Borruto

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