Giappone: incubo nucleare

Da una parte lo tsunami e il terremoto più terribile della sua storia, dall’altra l’incubo nucleare: il Giappone, in piena emergenza, piange i suoi morti e cerca di scongiurare drammi ancora peggiori. Tutto il mondo è scosso dalla tragedia giapponese ed è col fiato sospeso soprattutto per i danni alle centrali nucleari, le cui conseguenze nessuno, per ora, è in grado né di valutare e né, tanto meno di prevedere.

Il nord-est nipponico è in ginocchio da tre giorni, dopo il violentissimo sisma di magnitudo 8.9 che ha causato finora alcune migliaia di vittime e un numero imprecisato di dispersi scomparsi nel porto di Minamisanriku, nella prefettura di Miyagi, una delle zone più colpite dallo tsunami. Almeno 1,4 milioni di case sono senz’acqua, secondo quanto riferito dalle autorità e riportato dalla Bbc; cinquantanove autocisterne sono state già inviate nelle zone più colpite. Circa 3 milioni di persone sono senza elettricità e le compagnie annunciano che ci vorrà tempo per ripristinare il servizio.

E proprio Fukushima è la città (del nord-est del Paese) dalla quale è partito nella tarda mattinata di sabato l’allarme-nucleare: l’ente che gestisce la centrale ha comunicato che il sistema di raffreddamento del reattore è andato in panne in seguito ai danni subiti. L’allarme è stato ulteriormente accresciuto dalla decisione del Governo giapponese di proclamare lo stato di emergenza nucleare, con la conseguente chiusura di 11 centrali, tra cui quella di Onagawa, dove si era sviluppato un incendio in uno dei reattori.

Le autorità hanno poi preso la decisione di evacuare quasi 10.000 residenti nei pressi della stessa centrale di Fukushima, riportando in cima ai pensieri (dopo anni di oblio) l’incubo-nucleare, rimosso a distanza di alcuni anni dalla tragedia di Chernobyl del 26 aprile 1986. Dal canto suo, l’Agenzia giapponese sulla sicurezza nucleare ha definito “improbabili” gravi danni al reattore, ma sull’ipotesi che la situazione sia sotto controllo mostra grande cautela, ad esempio, Paolo Clemente, responsabile del Laboratorio prevenzione rischi naturali e mitigazione effetti dell’Enea: “E’ presto per capire il tenore dell’allarme – ha commentato – ma non è il terremoto il motivo per dire no al nucleare perché oggi siamo in grado di costruire impianti nucleari ed edifici che resistono a terremoti così violenti”.
La puntualizzazione di Clemente introduce il dibattito che si è riaperto tra favorevoli e contrari al ritorno del nucleare in Italia. La prima reazione polemica è stata quella di Greenpeace, che in una nota ha espresso la sua “preoccupazione per i danni che il terremoto e lo tsunami possono aver provocato agli impianti nucleari, nonché alle altre industrie pericolose come le raffinerie di petrolio e di prodotti chimici”.

L’associazione ambientalista ha poi sottolineato che “anche se vengono spenti immediatamente, i reattori devono essere raffreddati e servono grandi quantità di acqua per evitare il rischio di surriscaldamento e fusione”. Per questo Greenpeace continuerà a monitorare una situazione che è in rapida evoluzione. “Ci auguriamo che le indagini sugli impatti agli impianti nucleari e sui rischi per la popolazione e l’ambiente – ha detto ancora l’associazione – vengano condotte in modo indipendente e comunicate al pubblico”.

Preoccupazione è stata espressa anche da Alfiero Grandi, Presidente del Comitato “SI alle energie rinnovabili NO al nucleare”. Per Grandi l’allarme generatosi in Giappone “è la conferma che le centrali nucleari sono pericolose. Durante il funzionamento – ha osservato Grandi – come dimostrano studi recenti, le centrali rilasciano radioattività che fa aumentare le leucemie nei bambini e nel caso di eventi interni o esterni, come in Giappone, le centrali diventano pericolose per il rischio di incidenti. Il Governo italiano – ha aggiunto il presidente del comitato anti nucleare – farebbe bene a ripensarci e a bloccare l’avventura nucleare in cui vorrebbe precipitare l’Italia, zona notoriamente esposta a terremoti ed altri rischi idrogeologici”.

Antonella Pirrotta

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