Giustizia: il Presidente Napolitano preme sulla riforma

toghe-300x200Sebbene in questi giorni l’attenzione dell’opinione pubblica e della classe politica in generale si sia concentrata principalmente sulla riforma del lavoro, data l’importanza della materia, ci sono tuttavia altre questioni, altrettanto spinose, che necessitano di interventi risolutori non più rinviabili. Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, lo sa bene e ha pensato di richiamare l’attenzione delle forze politiche e dell’attuale esecutivo sull’annosa questione della riforma della giustizia. Quella che è stata definita “una macchina giudiziaria lenta e caotica, il cui funzionamento è largamente insoddisfacente”, ha chiarito il Presidente, deve essere trasformata in una “macchina efficiente”, perché da questo grande cambiamento dipendono importanti conseguenze. Pensiamo, innanzitutto, ai tempi dei processi, al dilemma relativo all’informatizzazione e al carico di lavoro che preme sulle spalle di molti magistrati, tra cause civili e cause penali. Per non tacere, poi, della delicata questione della responsabilità civile dei magistrati. Per quanto concerne quest’ultimo importante aspetto, dopo le vicende che hanno riguardato l’emendamento della Lega nord alla legge comunitaria, il Ministro per le Riforme, Maria Elena Boschi, ha presentato l’apposito disegno di legge sulla base delle linee guida presentante a suo tempo dal Ministro della Giustizia Andrea Orlando. Ma v’è di più. Come ha espressamente ricordato il Presidente delle Repubblica, la riforma della giustizia è strettamente legata a quella del lavoro e, quindi, alla necessità di favorire le condizioni per agevolare la ripresa economica dell’Italia. Le “esigenze di corretto, lineare, spedito funzionamento del sistema giudiziario – ha, infatti, specificato – sono apparse e appaiano vitali al fine di dare le certezze e le garanzie di cui ha indispensabile bisogno lo sviluppo dell’attività economica e dell’occupazione, lo sviluppo di iniziative e progetti di investimento da parte di operatori pubblici e privati, italiani e stranieri”. Una riforma, quindi, particolarmente decisiva, ove si consideri, tra l’altro, che il numero di ricorsi alla Corte europea dei diritti dell’uomo che riguardano il nostro Paese sono addirittura 17.300. 

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About the Author: Luigi Iacopino