Salvini: “da Roma per conquistare il Paese”. “Renzi servo Ue”

Sul palco con Bossi, Maroni, Zaia e Tosi

lega salvini romaIl giorno tanto atteso – ma anche tanto odiato – della manifestazione della Lega nord a Roma sta per giungere a conclusione. In una città blindata, il leader del Carroccio ha parlato al mondo, vecchio e nuovo, che sta caratterizzando il nuovo corso del partito che in tanti anni ha avuto come maggior punto di riferimento quel signore che si chiama Umberto Bossi che negli ultimi mesi, pur rispettando l’autonomia e le scelte di Salvini che, contro ogni pronostico, è riuscito letteralmente a resuscitare la Lega, non ha mancato di far sentire la propria voce. E lo ha fatto anche oggi, sottolineando il carattere temporaneo della vicinanza a Casa Pound e ribadendo la necessità di non chiudere le porte a Tosi e Berlusconi. E proprio Tosi, la cui presenza fino a qualche giorno fa era addirittura in dubbio, è stato al fianco dei “compagni” di partito, chiarendo ancora una volta, secondo quanto emerso, che lui chiede soltanto il rispetto dello statuto della Lega e non certamente la rottura. Parole importanti, soprattutto se si consideri che la posizione assunta dal sindaco di Verona nei giorni scorsi aveva rischiato di far sorgere contrasti anche con Maroni e Zaia, entrambi presenti a Roma.

Le parole d’ordine di Salvini

italia vs europaMa questo non è stato il giorno delle polemiche sterili, quanto piuttosto l’occasione che l’eurodeputato lombardo ha dato a se stesso per dimostrare sia al Governo che al centrodestra che in Italia si sta muovendo un mondo interno che vuole andare in un’altra direzione. E il leader leghista ha voluto rompere gli indugi senza creare fraintendimenti, come si legge sul sito Tgcom24, individuando sin da subito i due nemici decisivi con i quali si dovrà fare i conti, ovvero il “conformismo” e la “paura”. “Renzi non è il problema, è una pedina, è il servo sciocco di chi da Bruxelles vuole annientare quel che resta dell’economia italiana – ha tuonato dal palco Salvini – Il problema sono le politiche che porta avanti”. Le parole d’ordine che hanno scandito il pomeriggio romano sono quelle che ormai ripete incessantemente da diversi mesi e che hanno caratterizzato l’impegno del movimento federalista anche in occasione della raccolta firme per i famosi referendum: salvini“Basta euro”, “stop immigrazione”, “no alla legge Fornero”. Ma forse l’aspetto più importante è che per prima volta la Lega ha organizzato una manifestazione nazionale. Sul palco e tra la gente, infatti, non erano presenti soltanto i simboli del nord ma anche quelli del sud, primo fra tutti quello della lista “Noi con Salvini” lanciata dallo stesso eurodeputato lombardo per estendere la battaglia nel resto d’Italia. “Italia unita nel federalismo”, “uniti nelle differenze”, sono peraltro le stesse frasi usate da Salvini in questi giorni, per ribadire la certezza che le differenza debbano essere esaltate perché sono quel valore in più che può aiutare il Paese. Deciso anche il riferimento ai rapporti con la Russia di Putin, rispetto al quale Salvini ha sempre rivendicato la propria vicinanza, nonché la condanna alle sanzioni.

Grandi contro piccoli: la sfida per conquistare il Paese

MeloniMa il Matteo anti Renzi, non si accontenta e rincara la dose: “E’ la sfida a Renzi in casa sua. Renzi ha scelto i grandi, Confindustria, Autostrade, Marchionne, le società di gioco d’azzardo e Equitalia. Oggi lanciamo la sfida dell’Italia dei piccoli, dei medi, degli artigiani, degli imprenditori e dei produttori. Da Roma parte la sfida per conquistare il Paese”. Una sfida importante che, accanto al numero uno del Carroccio, vedrà in prima fila anche Fratelli d’Italia con Giorgia Meloni e il discusso movimento di Casa Pound, che, tuttavia, non “dovrebbe avere” (condizionale ironico) nulla a che fare con il fallimento europeo, con le politiche di austerità, con il disastro economico italiano né con il disagio che si respira in quasi tutta Italia. Ma – si sa – serve un capro espiatorio a cui addossare responsabilità altrui. In piazza era presente una nuova sigla – sovranità – riconducibile proprio ai militanti di Casa Pound. Salvini, tuttavia, ha ben dimostrato nelle settimane trascorse di non lasciarsi impensierire dalle critiche, a volta ipocrite e strumentali, che provengono da antagonisti, detrattori ed oppositori, persino interni al centrodestra.

Crescita

crisiL’erede Bossi ha anche colto l’occasione per stigmatizzare le felicitazioni dell’esecutivo rispetto ai deboli segnali di ripresa, puntualizzando energicamente che con lo spread, l’euro e il petrolio ai minimi, una crescita come quella italiana dello 0,1% non può essere affatto considerata come un successo. Il leader leghista ha, poi, proseguito scandendo le battaglie che intende portare avanti nelle settimane successive. La riforma fiscale, con un intervento su Equitalia e con l’introduzione di un aliquota unica al 15%, la riforma dell’eccesso di legittima difesa (sul palco indossava una maglietta recante la scritta “Io sto con Stacchio”).

Manifestazione partecipata

sovranitàLa partecipazione è stata ampia e, secondo quanto riportato dal Ministro dell’Interno Angelino Alfano, sono stati mobilitati quattromila agenti delle forze di polizia. Il grosso dei partecipanti è giunto dal nord ma non sono mancati importanti arrivi dal sud, dove da qualche settimana ha iniziato ad operare la lista “Noi con Salvini”. C’erano tutti, proprio come anticipato, giovani e meno giovani, uomini e donne, padri e madri, artigiani, agricoltori, imprenditori, operai, per finire con genitori separati ed esodati. L’obiettivo finale potrebbe essere quello di creare un fronte anti Renzi che, come ha sottolineato Giorgia Meloni, vede Fdi in piazza a manifestare, nonostante le differenze esistenti con la Lega, e dal quale potrebbe venir fuori – con il consenso della gente – il futuro leader del centro destra. La leadership di Berlusconi, con buona pace per i suoi più accaniti sostenitori, non è più considerata argomento tabù.

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About the Author: Luigi Iacopino