Grande partecipazione a Reggio Calabria per il convegno del Grande Oriente sui fenomeni migratori - Ilmetropolitano.it

Grande partecipazione a Reggio Calabria per il convegno del Grande Oriente sui fenomeni migratori

La Calabria un ponte verso il Sud del mondo di una Umanità che va accolta ed integrata con equilibrio e politiche adeguate

ConvegnoReggio Calabria ha risposto con grande entusiasmo e con una sentita e massiccia partecipazione civile all’evento promosso dal Grande Oriente d’Italia per ricordare l’ormai prossima celebrazione dei 70 anni della Repubblica Italiana. Oltre 1200 persone hanno gremito sabato 14 maggio l’Auditorium Nicola Calipari del Consiglio Regionale della Calabria dove si è svolto il convegno su “L’evoluzione dell’Umanità nei fenomeni migratori” organizzato dal Collegio dei Maestri Venerabili della Calabria e dal Consiglio dei Maestri Venerabili dell’Oriente reggino. L’attualità del tema prescelto ha calamitato l’interesse delle autoritàpolitiche che hanno portato il saluto alla manifestazione patrocinata dal Grande Oriente rappresentato dal Gran Maestro Stefano Bisi, dal Gran Maestro Aggiunto Sergio Rosso, dal Primo Gran Sorvegliante Antonino Seminario, dai Gran Maestri onorari Ugo Bellantoni, Pino Lombardo e Antonio Perfetti, diversi Grandi Ufficiali, consiglieri dell’Ordine e garanti d’amicizia della Calabria e della Sicilia. I lavori sono stati moderati da Marcello Colloca, presidente del Collegio della Calabria che ha introdotto la tematica con un articolato intervento. “Per noi massoni e solidaristi la risposta sull’evoluzione dell’Umanità nei fenomeni migratori non può che essere positiva, perché innegabili sono i benefici sia per gli stranieri che migrano che per gli italiani e occidentali – in generale gli autoctoni – che dovrebbero riceverli”. Dopo l’inno nazionale e quello europeo suonati dai maestri Enzo Crucitti e Cosimo Ascioti e il silenzio in memoria dei migranti che non sono riusciti a raggiungere le nostre coste, hanno portato i saluti Giorgio Cotrupi coordinatore del Consiglio dei Maestri Venerabili dell’Oriente di Reggio e l’assessore comunale Valerio Misefari in rappresentanza del sindaco Giuseppe Falcomata’. Poi c’è stato il significativo saluto portato dal presidente della Regione Mario Oliverio, secondo il quale “le politiche di integrazione richiedono certamente risorse, ma anche grandi esempi di disponibilità umana, come si sta già facendo in Calabria. Ringrazio il Gran Maestro Bisi per la scelta di Reggio Calabria per questo importante convegno di straordinaria attualità. Nessuno può girare la testa, l’Europa deve mettere un’altra marcia per trovare una soluzione, e solo di recente sta cercando di farlo. La soluzione non può arrivare che da una politica lungimirante di apertura, di accoglienza, di comprensione del fenomeno migratorio. E la Calabria, questa terra, che ha ancora grandi difficoltà ha alti valori e un grande senso di accoglienza e comprensione da poter essere il ponte verso il Sud del Mondo”. Interventi di saluto anche da due donne rappresentative di culture e nazioni diverse come Rahma Mohamed Hassan, addetto commerciale all’ambasciata somala di Roma e Elvira Aurora Leta delegata al consolato romeno di Catania. Il primo dei relatori ad intervenire è stato Guido Salerno Aletta, editorialista del Gruppo Class, che ha parlato de “Le fasi migratorie nella storia europea contemporanea”. “Interi continenti – ha detto – non sarebbero oggi ciò che sono: il Nuovo Mondo, gli USA, il Canada, l’Australia, il Brasile, l’Argentina senza l’emigrazione europea sarebbero ben diversi.GOI meeting migranti Oggi, per esempio, ci sono oltre 4 milioni di italiani in giro per il mondo, che hanno ancora la cittadinanza. In Europa, sono un po’ più della metà. Quattro le fasi che hanno caratterizzato le fasi migratorie. La prima negli anni Cinquanta nel secondo dopoguerra, la seconda negli anni Novanta con la caduta del Muro di Berlino, dopo quarant’anni. Poi due fasi pressoché contemporanee, la terza a seguito della crisi europea a partire dal 2010, e la quarta dopo la caduta delle democrature del nord Africa e nel Medio Oriente nello stesso contesto di crisi economica”. Molto interessante e un po’ controcorrente l’intervento di Guido Bolaffi, presidente della Fondazione WeST. “Ho accettato di venire da Bruxelles qui da voi sollecitato dall’amico Salerno e da mio fratello che è un vostro confratello. E perché il tema dell’immigrazione nell’ambito dei 70 anni della Repubblica mi stuzzicava. Devo dire che ci avete azzeccato. Basta guardare questa platea divisa in due metà: i 70 anni di qua, l’immigrazione di là. Uno dei rari casi in cui si celebrano le cose in modo non rituale. La retorica sull’immigrazione non mi piace. È un fenomeno molto complicato, con il quale non si scherza e di fronte al quale non servono le parole dolci. Bisogna sapere che è un processo ruvido e che c’è chi ci guadagna e chi ci perde, altrimenti non ci sarebbero quelli che, sbagliando, hanno paura ed alzano muri. Non tutti gli immigrati sono stranieri e non tutti gli stranieri sono immigrati e non si tratta di un gioco di parole. Chi scappa perché ha un fucile puntato dietro è protetto da una norma internazionale ed è un dovere dei paesi accoglierlo. Sennò non si capirebbe perché le madri mettono i figli su un barcone per dargli una possibilità su un milione. Altra cosa chi decide, pur con tutte le sacrosante ragioni del mondo, di venire. È una scelta, ma anche tante persone fuori da qui hanno fame. I primi sono profughi, i secondi immigrati. Bisogna affrontare le due cose in modo differente. Mettersi seduti, calmare le acque, perché in Europa c’è chi ha paura, e stabilire dei corridoi e delle regole ben precise”. Ha chiuso la serie delle relazioni Mario Giuseppe Scali, già consigliere della Presidenza del Consiglio dei Ministri, autore di una lectio magistralis sulla storia dei Diritti Universali. “La più accreditata dottrina fa risalire al 539 a.c. Il primo documento al mondo sui diritti del cittadino. In quell’anno Ciro il Grande, primi Re dell’antica Persia, dopo avere conquistato la città di Babilonia, libero’ gli schiavi e decreto’ l’uguaglianza delle razze e il diritto di ciascun di scegliere la propria religione. Questi ed altri decreti, redatti con la scrittura cuneiforme, furono incisi su un cilindro di terracotta oggi meglio noto sotto il nome di “cilindro di Ciro”. Da Babilonia il bisogno di una disciplina dei diritti universali dei cittadini si diffuse rapidamente in India, in Grecia e, infine, a Roma. Qui soggiacque al concetto di “diritto naturale come logica conseguenza dell’evidenza che gli uomini nel corso della vita tendono a seguire determinate leggi non scritte basate su idee razionali derivate dalla natura delle cose. Il richiamo storico alle origini torna opportuno per capire la complessa situazione geopolitica lumeggiata oggi. Il bisogno dei cittadini acquista forma di esigenza irrinunciabile sempre a seguito di una grande sofferenza popolare per guerra o altro rivolgimento di grande impatto sociale e diventa norma di legge nelle aree geografiche volta a volta più sviluppate del pianeta. Nel gennaio 1948, la nostra Carta Costituzionale, segnata profondamente dall’orrore della seconda guerra mondiale attraversata dalla barbarie dell’olocausto, sanciva tra i propri principi fondamentali i diritti universali. I principi fondanti della nostra Costituzione, iscritti negli articoli da 1 a 12 e nella parte prima relativa ai “diritti e doveri dei cittadini”, caratterizzano profondamente l’ordinamento Costituzionale al punto da poter affermare che la stessa organizzazione dei pubblici poteri sia prevalentemente funzionale al loro svolgimento e alla loro attuazione”. Un momento molto sentito ed emozionante è stato poi toccato con la proiezione del video sulla Costituzione che conteneva l’audio di un famoso discorso tenuto da Piero Calamandrei agli studenti milanesi il 26 gennaio 1955 nel salone dell’Umanitaria. “Questo è un testamento – disse riferendosi alla Costituzione -, un testamento di centomila morti. Se voi volete andare in pellegrinaggio, nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati, dovunque è morto un italiano, per riscattare la libertà e la dignità: andate lì, o giovani, col pensiero, perché lì è nata la nostra Costituzione”.

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