Parte dal Comune di Laganadi, il progetto dell’Unione dei Comuni “Interamnia Gallico-Catona” - Ilmetropolitano.it

Parte dal Comune di Laganadi, il progetto dell’Unione dei Comuni “Interamnia Gallico-Catona”

Un innovativo percorso di gestione associata dei servizi, riorganizzazione e digitalizzazione, che coinvolge 9 comuni della città metropolitana, per “collaborare, pur mantenendo la propria autonomia” . Ne parliamo con l’Avv. Santo Gaetano, consigliere del Comune di Laganadi e organizzatore del convegno

Si è svolto venerdì 29 aprile, nella sala convegni del Grand Hotel Excelsior, un incontro, presieduto dal sindaco Michele Spadaro, Sindaco del comuni di Laganadi, con i sindaci dei comuni di Villa San Giovanni, Campo Calabro, Fiumara, San Roberto, Santo Stefano d’Aspromonte, Sant’Alessio d’Aspromonte, Calanna, Cardeto, per avviare un percorso di studio tecnico – amministrativo per costituire una Unione dei Comuni tra i comuni delle vallate del Gallico e del Catona, così come disciplinata dal D.Lgs. 267/2000 e ss.mm.ii e dalla Legge n.56/2014.

Si tratta di un progetto che ha come motto “Collaborare, pur mantenendo la propria autonomia”, poichè mira a gestire in “forma associata” le “funzioni amministrative locali e l’erogazione dei servizi comunali”, mantenendo comunque distinte e funzionali le singole municipalità.

L’incontro, promosso con il patrocinio della Città Metropolitana di Reggio Calabria, del Consiglio Regionale della Calabria e di ANDIG (Associazione Nazionale Docenti Informatica Giuridica), è stato diviso in due sessioni.

La prima sessione, nella quale sono stati analizzati i profili tecnico-giuridici della Unioni di Comuni, è stata introdotta e coordinata dall’Avv. Santo Gaetano ed ha visto la partecipazione di esperti del calibro del Prof. Luigino Sergio, esperto di organizzazione e gestione degli enti locali, già Direttore Generale della Provincia di Lecce, già Presidente dell’Unione di comuni della Grecìa salentina; e del Prof. Donato Limone, esperto di organizzazione e digitalizzazione delle P.A., e professore ordinario di Informatica giuridica.

La seconda sessione, che prevedeva una tavola rotonda dal titolo “L’Unione dei comuni del Gallico e del Catona: tra utopia e necessità”, è stata moderata sempre dall’Avv. Santo Gaetano ed ha visto la partecipazione, oltre di tutti i sindaci dell’area interessata, anche del sindaco f.f. Avv. Carmelo Versace, dal Vice Presidente della Giunta regionale della Regione Calabria dott.ssa Giusy Princi, dell’on. Francesco Cannizzaro, che ha concluso i lavori.

Allora Avv. Gaetano, si parla di unione di comuni tra “utopia e necessità”, ma quando e perchè nasce l’esigenza di “Interamnia Gallico-Catona Unione dei Comuni”?

Mi ero già occupato delle forme di collaborazione tra comuni nel corso dei miei studi, ma come consigliere comunale (del Comune di Laganadi) ho avuto modo di saggiare sul campo quanto sia ormai improcrastinabile il bisogno di unire le forze e collaborare per gestire la complessità di questi tempi e per soddisfare i cresciuti (e crescenti) bisogni dei nostri cittadini, in un quadro di progressiva diminuzione delle risorse disponibili. Abbiamo coltivato questa idea per anni con il Sindaco Michele Spadaro, che ringrazio di cuore per averci creduto…e finalmente, dopo pandemie e mille vicissitudini, abbiamo deciso di lanciarla, ora o mai più!

Si tratta di una forma di collaborazione tra enti locali peculiare, anche rispetto alle altre Unioni di Comuni. Peculiare già dal nome, perchè interamnia? È una parola latina significa “tra due fiumi”, il Gallico ed il Catona, che attraversano un vasto territorio appartenente a 8 comuni diversi, che avranno un altro elemento unificante: appunto l’Unione dei comuni che (attenzione!!) non significa Fusione di comuni da cui nasce un comune unico. Ciò che va in unione è la cogestione delle funzioni e dei servizi comunali erogati ai cittadini.

Ma non si tratta solo di un’esigenza amministrativa; si tratta anche di ottemperare ad un vero e proprio obbligo previsto dal TUEL (Testo unico degli enti locali), come modificato dalla Legge n. 56 del 2014 (“Disposizioni sulle città metropolitane, sulle province, sulle unioni e sulle fusioni di Comuni”, la Cosiddetta Legge Del Rio),  il quale prevede che “tutti i Comuni con popolazione fino a 5.000 abitanti, ad esclusione di quelli capoluogo di Provincia (che però ne hanno facoltà), sono obbligati a costituirsi in Unioni”. Anche se è dal 2014 che l’entrata in vigore dell’esercizio associato obbligatorio di tutte le funzioni comunali dei piccoli comuni viene prorogata ogni anno; da ultimo è stata prorogata al 31 dicembre 2022 da parte del D.L. n.228/2021.

Lei parla di “progetto innovativo”, quali sono gli aspetti innovativi rispetto alle altre Unione di Comuni?

Si tratta di un nuovo modello di governance del territorio che permette di “collaborare mantenendo la propria autonomia” (proprio questo è il motto del convegno): ossia una forma di collaborazione tra comuni che, tuttavia, lascia in capo ai singoli Comuni la rappresentanza delle comunità locali e dei poteri decisionali. Ma si tratta di modello del tutto peculiare rispetto alle altre Unioni…perchè è un progetto più complesso ed avanzato, che abbiamo lanciato qui come “progetto pilota”, ma che, insieme agli altri professori, con i quali collaboro ormai da un decennio, verrà poi proposto a livello nazionale, …un progetto di Unione che poggia su 3 pilastri secondo una combinazione che fin adesso era rimasta inedita, ossia: 1) Gestione associata delle funzioni amministrative e dell’erogazione dei servizi comunali ai cittadini; 2) Riorganizzazione amministrativa; e soprattutto …. 3) Digitalizzazione!

Quali sono le opportunità ed i vantaggi per i comuni che aderiscono e di conseguenza per i cittadini che ne fanno parte?

Intanto la gestione associata delle funzioni e dei servizi comunali è finalizzata: a superare le difficoltà legate alla frammentazione dei piccoli comuni; a razionalizzazione la spesa e conseguire di una maggiore efficienza nell’erogazione dei servizi. Il risultato è che si avrà una maggiore efficienza delle attività gestionali, soprattutto nei servizi trasversali, dove i costi sono ridotti, grazie al passaggio da più strutture organizzative a una sola. In particolare nella gestione del personale (ad es. si ha un unico contratto decentrato di lavoro; il procedimento per l’approvazione del piano occupazionale non viene ripetuto più volte, ma solo una; la programmazione e l’attuazione della formazione rivolta al personale, con evidente risparmio, sono uniche.). Nei servizi finanziari (la gestione dei bilanci dei Comuni è molto semplificata, in quanto numerose voci consistono in trasferimenti al bilancio dell’Unione; si ha ad esempio la creazione di un economato unico specializzato negli acquisti). Nei servizi informatici (l’unificazione dei domini; L’estensione dell’infrastruttura in modalità cloud; L’unificazione di applicativi, come protocollo, d’esito e degli atti, si pensi alle fatture elettroniche, alla conservazione digitale degli atti e così via). Nei servizi generali (un unico servizio di archivio e protocollo; una stazione unica appaltante che consente di gestire gli appalti per tutti gli enti, conseguendo consistenti economie di spesa, grazie alla unificazione delle procedure contrattuali. E si noti che la stazione unica appaltante, non può essere gestita direttamente nei piccoli Comuni, ma solo a seguito di aggregazione in associazione o in Unione). E la maggiore efficienza nella gestione dei servizi si riverbera in una maggiore efficacia dei servizi erogati al cittadino, è previsto infatti il potenziamento degli investimenti informatici, sia per ottimizzare la gestione, sia per spostare “on line” l’accesso ai servizi e l’erogazione dei medesimi. Si potranno creare sportelli polifunzionali nei Comuni, con possibilità di ampliare l’orario di accesso al pubblico; tutti i cittadini e le imprese dei 9 territori comunali potranno fruire di qualsiasi sportello e ufficio indipendentemente dalla residenza, ampliando così le opportunità di accesso; si potranno uniformare i procedimenti amministrativi ed i regolamenti e, quindi, promuovere la parità di trattamento dei cittadini nel territorio dell’Unione e la migliore fruibilità dei servizi.

Ma il vantaggio più importante, almeno strategicamente, si ha soprattutto nella maggiore efficacia delle politiche. È evidente infatti che un territorio più vasto dei singoli comuni può avere un peso maggiore e ricevere una attenzione maggiore nel confronto politico con gli altri territori, con la città metropolitana, con la Regione, lo Stato.

Ci sono ostacoli per il pieno sviluppo di questo nuovo modello di governo del territorio?

Non ci sono ostacoli di tipo legislativo, anzi il legislatore vede con favore i processi associativi tra comuni e li sostiene con numerose disposizioni incentivanti, soprattutto di carattere finanziario. Gli unici ostacoli sono nella reale volontà di superare l’insoddisfazione, di creare qualcosa di diverso e di migliore… perchè si tratta di un processo di cambiamento che deve essere sostenuto da una forte motivazione e spinta sia da parte degli amministratori, che devono superare il campanilismo o l’attaccamento alla loro leadership locale, o pensare che il proprio comune sia “virtuoso” e che devono ragionare da moderni amministratori, con una visione, non solo giornaliera ma di medio e lungo termine; sia da parte dei dipendenti comunali, che devono superare lo scetticismo ed il timore che la trasformazione organizzativa del sistema Comuni-Unione sia una causa del peggioramento delle condizioni di lavoro e che dovranno essere consapevoli che l’Unione darà loro più certezza sulla struttura organizzativa, più sicurezza di collocazione nei nuovi ruoli, e sarà più qualificato il loro lavoro.

Lei ha organizzato il convegno appena svolto, si ritiene soddisfatto del suo esito?

Assolutamente soddisfatto… abbiamo ottenuto il patrocinio della Giunta regionale  e della Città metropolitana di Reggio Calabria, per il quale ringrazio la dott.ssa Giusy Princi e l’avv. Carmelo Versace che hanno partecipato con interventi di grande apertura. Nonché per le conclusioni  dell’On. Francesco Cannizzaro che ha apprezzato e condiviso il progetto.

Soddisfatto ancora per la partecipazione di tutti  i Sindaci interessati al progetto, che ringrazio di cuore… significa che c’è fame… di novità, di buona amministrazione, di buon governo, fame di una “visione” che dia una direzione strategica alle amministrazioni, specialmente in questo periodo così incerto tra pandemia e crisi internazionali.

Sono soddisfatto per la presenza del prof. Donato Limone e del prof. Luigino Sergio che hanno risposto immediatamente al mio appello ed hanno affrontato un viaggio (da Roma e da Lecce) per essere con noi.

Ma, soprattutto, sono soddisfatto per l’appoggio del mio Sindaco Michele Spadaro, che è stato per me in questi anni un esempio di amministratore (anzi l’esempio!), con una visione proiettata al futuro e con un amore smisurato per il proprio territorio che lo porta a compiere sacrifici enormi per essere accanto ai suoi cittadini. A lui va il mio ringraziamento più profondo… così come ringrazio tutti i consiglieri del Comune di Laganadi, che sono stati presenti e vicini… come ringrazio il mio caro amico Fortunato Barillà per avermi aiutato nella realizzazione tempestiva di tutto il materiale informativo.

Adesso quale sarà il prossimo passo?

La realizzazione di una Unione prevede degli step costitutivi… il primo passaggio sarà la costituzione di Comitato di Coordinamento provvisorio dell’Unione, che sarà composto da un coordinatore, nominato dal comune capofila dell’Unione, e dai delegati rappresentanti di ogni singolo comune che vuole entrare in Unione (non necessariamente di maggioranza, occorre ovviamente che condividano la volontà del comune di entrare in Unione). Il Comitato si dovrà occupare dell’intero iter burocratico e dovrà redigere uno Studio di fattibilità (coadiuvato da esperti), come valido supporto alla decisione di costituire un’Unione…

L’aspetto al prossimo passaggio allora…

Katia Germanò

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