L’Europa è da sempre il continente economicamente più ricco al mondo, ma oggi è anche un bersaglio appetibile per le grandi potenze con mire espansionistiche e commerciali.
Tra la Cina che acquisisce asset strategici, la Russia che alimenta disinformazione e instabilità, e gli Stati Uniti che traggono profitto dalla crisi energetica e industriale, il rischio è che l’UE diventi la periferia economica del pianeta.
Pechino, attraverso aziende di Stato e fondi sovrani, acquisisce porti, reti elettriche e asset tecnologici europei a condizioni molto vantaggiose.
La perdita di potere d’acquisto degli europei spiana inoltre la strada ai prodotti hi-tech cinesi a basso costo, come i veicoli elettrici, che penetrano nel mercato UE nonostante i dazi.
Per il Cremlino, il caos sociale in Europa è una vittoria strategica: indebolisce il fronte occidentale, rallenta gli aiuti all’Ucraina e alimenta la narrazione del fallimento delle democrazie liberali. Mosca soffia sul fuoco attraverso disinformazione online e finanziamenti occulti, con l’obiettivo di spaccare l’Unione Europea dall’interno.
Gli Stati Uniti, pur essendo alleati, stanno traendo un profitto enorme dalla crisi europea. La stabilità dell’Eurozona scricchiola e i grandi capitali fuggono verso i mercati finanziari americani e il dollaro, considerati beni rifugio.
L’impennata dei costi energetici spinge inoltre molte aziende europee a delocalizzare negli USA, dove l’Inflation Reduction Act ha istituito un piano industriale da circa 370 miliardi di dollari per il settore dell’energia.
Energia a basso costo e massicci incentivi fiscali giustificano ampiamente la suddetta scelta delle aziende europee dell’automotive e della chimica, prosciugando l’apparato industriale europeo.
Ogni gigante economico cerca di sovrastare l’altro a scapito delle nazioni più vulnerabili: è una legge non scritta della geopolitica. L’Europa, se non si rinforza anche sul piano della difesa militare per avvicinarsi alle altre superpotenze in termini di potere dissuasivo, rischia di essere schiacciata tra il monopolio manifatturiero cinese, l’attrazione dei capitali americani e il tentativo russo di minare la credibilità del modello democratico e liberale europeo.
E’ un “attacco” su più fronti che le Nazioni del Vecchio Continente si trovano a fronteggiare già da qualche tempo ma oggi più che mai. La speranza è che prevalga la convinzione che solo uniti e con regole meno rigide si vince.
Fabrizio Pace