Programma sul Nucleare

La linea dell’«avanti ad oltranza» e delle «decisioni non dettate dall’emozione» sul programma nucleare dell’esecutivo inizia a non essere più così unanime all’interno del governo. Una prima ma significativa frenata arriva da ministro dello Sviluppo Economico, Paolo Romani: «Dalle informazioni che abbiamo il problema che ha il Giappone non sarà di facile soluzione. Per questo il paese deve fermarsi un attimo e capire che cosa stiamo facendo. Serve una pausa di riflessione e soprattutto non si possono fare scelte che non siano condivise da tutti». «Non è in discussione che il Paese debba andare verso l’energia nucleare – ha precisato –  ma i tragici eventi del Giappone impongono di riflettere sulla sicurezza degli impianti e di aprire un dibattito europeo sulla affidabilità degli stress test delle 150 centrali nucleari del continente». E proprio dal dibattito in corso a livello Ue, l’Italia viene segnalata come uno dei quattro Paesi dell’Unione  a più alto rischio sismico (terremoti oltre i 7 gradi della scala Richter) e dovrà rispettare quindi criteri di sicurezza più rigorosi degli altri se davvero tornerà a costruire centrali nucleari nel proprio territorio. Secondo una lista su cui lavora la Commissione europea,  fornita ad Apcom da una fonte di Bruxelles, gli altri tre paesi sono il Portogallo, la Grecia e la Romania (i terremoti più forti nel 1975, 1903 e 1977, rispettivamente). Portogallo e Grecia, come l’Italia attualmente, non hanno centrali nucleari. Dei quattro solo la Romania produce energia atomica (due reattori a Cernavoda). Nel dibattito sul giro di vite che ora si vuol dare alla sicurezza nucleare e sui parametri degli ‘stress test’ (test di resistenza) che verranno effettuati sulle centrali atomiche nell’Ue – secondo una decisione non ancora presa formalmente ma data ormai per scontata – uno dei più rilevanti sarà naturalmente quello della resistenza degli impianti a terremoti e maremoti, di intensità simile a quelli che hanno messo in ginocchio il Giappone e scatenato il rischio nucleare. In Italia, i terremoti con magnitudo superiore ai 6 gradi della scala Richter, che hanno fatto molti danni e vittime nella Penisola dall’inizio del secolo scorso a oggi, sono almeno sette, fra cui il più devastante di tutti è stato quello di Messina e Reggio Calabria (1908), seguito da un vero e proprio tsunami con onde fino a 13 metri e con circa 120.000 morti. Una tragedia che dovrebbero ricordare coloro che sostengono che in Europa non sono possibili catastrofi come quella giapponese. Prima dell’Aquila (2009), ci sono stati poi i due terremoti dell’Irpinia (nel 1980 e nel 1930, con 2.570 e 1.400 morti rispettivamente), quello del Friuli (1976) con 989 vittime, quello del Belice (1968) con 236 morti e quello di Avezzano (1915) con 32.610 morti.

Nadia Fotia

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