Mario Monti Presidente del Consiglio

In questi giorni non si parla d’altro: le dimissioni di Silvio Berlusconi da capo del Governo, e l’incarico che il Presidente della Repubblica, onorevole Giorgio Napolitano, ha dato al Senatore Professore Mario Monti, di formare il nuovo esecutivo.

Chi è Mario Monti? E’ innanzitutto un economista, di quelli che il mondo ci invidia. Insegna Economia Politica alla Bocconi, di Milano. Fra il 1994 ed il 2004 è stato membro della Commissione Europea. Non appartiene ad alcun orientamento politico: lo dimostra il fatto che la sua prima nomina a Commissario europeo gli è stata conferita nel 1994 dal Governo Berlusconi, mentre la seconda gli è stata conferita nel 1999 dal Governo D’Alema. La scorsa settimana il Capo dello Stato lo ha nominato Senatore a vita, per avere illustrato la Nazione per altissimi meriti nel campo sociale, culturale e politico. L’incarico a Monti è stato letto positivamente dai mercati internazionali. L’economia italiana attraversa una gravissima fase in cui la crescita complessiva è praticamente ferma, in presenza di un Debito Pubblico elevato in rapporto al Prodotto Interno Lordo. Siamo certi che in questi giorni che verranno sarà necessario rinfrescare il glossario dell’Economia, per poter seguire al meglio le vicende politiche. Perché Economia e Politica sono due diverse facce della stessa medaglia.

Si tratta comunque di scelte, si tratta di prendere decisioni. Il problema del Debito Pubblico in rapporto al PIL impone due tipi di scelte: una serie di provvedimenti che possano portare alla riduzione del Debito, ed un’altra serie di decisioni che possano portare alla crescita del PIL. L’una senza l’altra sarebbe un approccio scorretto con il problema. Per quanto riguarda il primo gruppo di problemi, tanti sono i provvedimenti di carattere finanziario di cui in questi giorni si parla e si cercano anticipazioni. Certamente c’è da risolvere, nel nostro Paese, il problema dell’evasione fiscale. Spiace scrivere queste cose, ma in Italia si potrebbe scrivere un lungo elenco di situazioni in cui non vengono rispettate le leggi tributarie. Premesso che se tutti rispettassimo le leggi in materia fiscale, tutti pagheremmo meno tasse. Potremmo cominciare dall’affitto degli appartamenti, ed in particolare l’affitto di singole stanze agli studenti universitari nelle città e nelle zone prossime alle sedi degli atenei. Affitti in nero che consentono ai proprietari di approfittare dello stato di bisogno degli studenti.

Potremmo continuare con la prassi consolidata di non rilasciare ricevuta da parte di molti professionisti: medici specialisti, avvocati, ingegneri, dentisti, … e la stessa cosa si potrebbe dire per molte categorie di artigiani, quali idraulici, falegnami, elettricisti, parrucchieri… Sia ben chiaro che non vogliamo generalizzare, ma il fenomeno esiste. E non ci sta bene quando si dice che il cittadino – consumatore deve pretendere il rilascio della fattura o della ricevuta, perché vorrebbe dire scaricare sul consumatore l’onere della lotta all’evasione fiscale, che, invece, spetta alla Guardia di Finanza, che pure svolge un lavoro egregio e capillare. Ma evidentemente non basta, perché esistono delle leggi troppo permissive, che tutelano determinati privilegi.

E potremmo concludere ricordando l’odioso fenomeno del lavoro nero, che sfrutta lo stato di bisogno dei giovani e delle donne. Nel 2010 gli italiani non hanno dichiarato al fisco redditi per quasi 50 miliardi di euro (cfr. Il Sole 24 Ore, 31 Gennaio 2010). L’evasione complessiva si stima intorno ai 150 miliardi di euro. Sempre nel 2010 la spesa pensionistica complessiva lorda si è attestata intorno ai 190 miliardi di euro. E teniamo conto che una pensione su due presenta un assegno mensile inferiore a 500 euro e gran parte delle pensioni presenta importi modesti: il 79% del totale delle pensioni erogate dall’Inps è sotto la soglia dei mille euro mensili mentre appena il 9,9% è superiore ai 1.500 euro al mese. (cfr. Il Sole 24 Ore, 25 Maggio 2011). Concludendo: la lotta all’evasione potrebbe consentire di pagare le pensioni, senza dover intervenire ulteriormente su questo versante.

Prof. Giuseppe Cantarella

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