Riforma del lavoro: ennesime polemiche

Dopo l’approvazione del ddl che riguarda la riforma del mercato del lavoro da parte del governo tecnico italiano, il presidente del Consiglio, Mario Monti, ha difeso la sua riforma avvertendo i partiti: «Nessuno può pensare che la formula “salvo intese” possa rappresentare un viatico per mettere le mani sul testo appena varato». Il premier parlando ieri davanti alla platea del forum Confcommercio di Cernobbio, ha aggiunto inoltre che «la situazione dell’Italia non è brillante. Sono false le promesse di chi pensa che in cinque mesi si siano risolti tutti i problemi che bloccano ancora l’economia del Paese. Anzi, per di più c’è il pericolo di un contagio con la Spagna in serie difficoltà». Il governo va dunque avanti sulla riforma del lavoro assumendosene tutte le responsabilità e riconoscendo soltanto l’ultima parola al Parlamento. Lo stesso Monti, se da un lato riconosce spazi di manovra al Parlamento, dall’altro non si può certamente sostenere che faccia lo stesso con le parti sociali che chiedono un intervento di ritocco serio sull’articolo 18. Nonostante le polemiche e più di qualche protesta nella penisola tra i lavoratori, il professore ha voluto precisare che «nessuno pensi che il testo sia suscettibile di incursioni». Eppure le polemiche continuano anche dal fronte politico. Il leader della Cgil, Susanna Camusso, ha affermato che «gli scioperi in questi giorni crescono in tutti i luoghi di lavoro, la Cgil seguirà tutto l’iter parlamentare della riforma del mercato del lavoro e lo sciopero generale potrebbe arrivare alla fine di maggio. Penso che le cose successe in questi giorni ci dicono che potrà continuare a esserci un movimento serio, che premerà sul parlamento perché cambi il nuovo articolo 18. E il parlamento non può essere impermeabile al Paese, alle sue apprensioni, soprattutto sul lavoro e sulla certezza del proprio lavoro». Il leader dell’ Udc, Pierferdinando Casini, all’indomani dell’ennesime polemiche ha avvertito Pd e Pdl che «se si continua così, il governo prima o poi entra in crisi, e sarebbe un atto di irresponsabilità allo stato puro. Siamo nel mezzo di un’emergenza che non è finita. Oggi è il momento di stare vicini a questo governo, di aiutarlo e di superare anche le difficoltà che ci sono».

Filippo Turiano

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