La Calabria dell'”orticello”

Il Ministro degli Interni, on. Angelino Alfano, ha decretato l’archiviazione della procedura relativa all’accertamento di eventuali infiltrazioni mafiose all’interno del Comune di Rende, i cui amministratori, peraltro, dovrebbero ancora trovarsi ristretti in vinculis.

Calabria
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Non sembra che alcuno sia in grado di affermare in termini di assoluta certezza che la decisione assunta ieri dal Viminale sia davvero il frutto di “compromessi” finalizzati a mantenere in vita i già precari equilibri sui quali si regge l’attuale Governo del Paese: trattasi di una tra le tante ipotesi che potrebbero esser formulate da parte di chi ha libero accesso alla imperscrutabile via della dietrologia.

 Ancor più affrettate, e dunque inaffidabili, le conclusioni alle quali pervengono gli autori di prese di posizione retoriche quanto espressive di una improbabile conversione alle garanzie individuali fissate dal dettato costituzionale nell’esclusivo interesse dei cittadini e non degli adepti ad una fazione politica che sta tenendo in ostaggio il Paese. A chi queste possibilità fossero precluse, invece, piace credere che la stagione delle commissioni d’accesso e dei pedissequi scioglimenti stia finalmente volgendo al termine, dal momento che si percepisce una diversa e maggiore attenzione verso la Libertà, e ciò, di per sé solo, riduce le limitazioni alle quali si va incontro lì dove la Democrazia venisse sospesa ovvero interrotta. Il che è tanto più vero lì dove si consideri un dato con il quale una larga parte del territorio provinciale si è trovata a dover prendere atto, ossia la portata, devastante per i singoli e per le comunità, degli effetti della “azione” degli organi con i quali lo Stato si sostituisce alle rappresentanze territoriali liberamente scelte e democraticamente individuate dalla popolazione: Palese e frequenti sono gli esempi dell’incapacità dello Stato, una volta eseguito l’intervento solutorio, di produrre effetti positivi sui territori attenzionati, il sentimento ed i bisogni dei quali, molto spesso, sono destinatari di disattenzione e mortificazione. Orbene, se “prima” si è assistito al “trionfo del trinomio perfetto” (così ebbe ad esprimersi il 26 luglio 2013 l’indimenticabile Pasquino Crupi, secondo il quale il Maresciallo predispone la Relazione, il Prefetto la approva ed il Ministro distrattamente la firma), “oggi” sembra si sia inteso cambiare registro: quello di Rende è il secondo caso, se non addirittura il terzo, in cui non viene apposto il sigillo del titolare del Viminale in calce a richieste evidentemente ancorate ad “accertamenti” unilaterali, contraddittori, incompleti e non conferenti in vista dell’intervento solutorio. Il che sta a dimostrare che a Roma si sia fatto spazio per l’idea di non poter mantenere nella trattazione delle problematiche in argomento lo sciagurato approccio tecnico che tanti disastri ha già provocato in altri ambiti cruciali della vita quotidiana della Nazione. A fronte di queste evidenze, si rivelano inopportune e di scarso respiro le esternazioni grazie alle quali esponenti del PD cosentino mettono ineffabilmente in un mirino ilm Presidente Scopelliti, il quale, all’evidenza, nulla ha a che vedere con le condotte degli amministratori rendesi, sulle quali, per inciso, permane comunque il vaglio della Magistratura, sì come dimostra il perdurante stato di detenzione di importanti figure rappresentative del civico consesso di Rende. Ed allora, se è vero che “ognun dal proprio cuor l’altrui misura”, desta amarezza e sconforto che qualche deputato regionale abbia perso un’occasione, non per tacere, ma per esprimere soddisfazione all’indirizzo di una diversa e meno superficiale analisi che le Istituzioni preposte sembra stiano assicurando ad una legge, quella sugli scioglimenti dei comuni, fin qui ed in non pochi casi, applicata in maniera indiscriminata e destabilizzante per le nostre comunità.Insomma, niente di nuovo sotto il sole: se I’ll mese scorso ben sette deputati nazionali del PDsegnalarono ad Obama la pericolosità della nuova versione del gioco del Monopoly, oggi, invece, gli esponenti calabresi dello stesso partito della discordia ritengono di poter coltivare il trastullo, tutto partenopeo, del gioco delle tre carte. Sarà forse il caso di avere riguardo per l’intelligenza del cittadino calabrese, abbandonando la cura del proprio e l’avvelenamento dell’altrui orticello?

Avv. Oreste Romeo

Coordinatore Provinciale

Reggio Calabria

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