Politica ed economia, in Italia, sono due materie che non si "parlano" facilmente - Ilmetropolitano.it

Politica ed economia, in Italia, sono due materie che non si “parlano” facilmente

euro2di Fabrizio Condemi – L’economia italiana torna a crescere. Nel quarto trimestre 2013, il pil ha segnato un +0,1% rispetto al trimestre precedente. Lo comunica l’Istat, certificandolo a metà febbraio 2014 nonostante la considerazione che, secondo le prime stime, su base annuale il prodotto interno lordo sia invece diminuito dello 0,8%. Il lieve incremento congiunturale, rende noto ancora l’istituto di statistica, è la sintesi di un andamento positivo del valore aggiunto nei settori dell’agricoltura e dell’industria e di una variazione nulla del valore aggiunto nel comparto dei servizi, il tutto grazie anche alle positive politiche economiche adottate di recente dal governo centrale. Bankitalia: “Debito in calo a dicembre“. In lieve calo, a dicembre, il debito pubblico. A riferirlo è la Banca d’Italia secondo cui nel 2013 ha chiuso a quota 2.067,49 miliardi, in aumento del 3,92% rispetto ai 1.989,469 miliardi di fine 2012 ma in flessione a dicembre rispetto a novembre, quando era stato toccato il record storico di 2.104,042 miliardi. Piccoli segnali di crescita che, più del minimo valore intrinseco, portano con loro una sorte di premialitá verso le politiche economiche italiane dell’ultimo semestre. Tradotto: vengono premiate le scelte economiche del governo italiano ovvero, se si dovesse continuare su questa strada, le cose potrebbero finalmente migliorare nel nostro bel paese. Ma gli italiani, popolo incredibile in ogni sua manifestazione, cosa fanno? Dopo anni di austerity, dopo aver realizzato finalmente un segno “+” per la prima volta negli ultimi anni, cosa fanno? Pensano bene di….far cadere quel governo che, volente o nolente, aveva messo in atto quel “qualcosa” di positivo che il precedente governo non aveva neanche sfiorato. Si tratta sempre di governi tecnici, per cui può andare ma… come si fa a spiegare ad un ragazzino, o anche ad uno straniero, che in Italia, un governo tecnico che va male, malissimo, lo si cambia avendolo lasciato governare per “solo” 1 anno, 5 mesi e 12 giorni e che, per tutta una serie di fatti che non possiamo spiegare in poche parole, lo stesso viene sostituito da un’altro governo tecnico il quale, come già detto, pur raggiungendo risultati positivi, a sua volta lo si cambia, facendolo cadere dopo “solo” 9 mesi e 17 giorni? Difficile spiegarlo ma, il ragazzino o lo straniero di prima probabilmente immagineranno che, ovviamente, ciò lo si fa per tornare magari alle urne, alla democrazia vera, a quella democrazia che chiede anche un “sacrificio” come quello di far cadere un governo non democraticamente eletto pur se tendenzialmente positivo.monti Il problema é immaginare quanto rimarrebbero male il ragazzino o lo straniero nel sapere che quest’ultimo governo italiano cade a favore di un ennesimo governo tecnico, composto dalle stesse maggioranze di quello di prima, dalle stesse facce con gli stessi ruoli, dove l’unica cosa che mostra di diverso é l’età record del neo-premier, comunque di provenienza dello stesso partito di quello di prima, nonché i volti di alcuni ministri (forse), ma ciò solo perché, alcuni dei soliti nomi, stavolta, pare, stiano dicendo, tra lo stupore dei tanti, un bel “no, grazie!“. Strano popolo quello degli italiani, che tra le tante scelte “strampalate” proprio non riesce a far coesistere i temi della politica con quelli della economia. Fa scalpore il fatto che il primo e più illustre dei “no, grazie!“, il nuovo “baby premier” pare lo abbia incassato proprio per il ministero dell’Economia e pare che la scelta era ricaduta su un luminare dell’Economia, un personaggio fuori dagli schemi politici, una persona che avrebbe potuto tirare fuori l’Italia dalla crisi in cui vi é caduta praticamente da quando ha abbandonato, in quel modo sciagurato, la lira per l’euro. Comunque, non diciamo a quel ragazzino o a quello straniero di cui sopra che, tale figura “nuova“, sarebbe stata identificata nella persona di un certo Romano Prodi, tanto, forse, speriamo, pare che costui abbia proprio detto un “no, grazie!” sincero.

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