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Riformare l’Italia per cambiare l’Europa

di Leo Iiriti – Dopo la visita di rito a Berlino, l’Italia si ritrova carica di entusiasmo, pronta ad affrontare le prossime sfide, siamo stati promossi ,anzi,siamo stati definiti “ambiziosi”. Solo che ancora queste riforme non le ha capite nessuno. Non si capisce, tra tagli e rigore, chi avrà la responsabilità di lanciare gli investimenti indispensabili per abbattere il debito, al fine di promuovere la tanto desiderata crescita. Strategicamente, si preferisce usare la linea morbida, solo che i problemi quelli sono e quelli rimangono. Il dialogo è sempre utile, ma se ancora ci si ostina a credere che in futuro la Germania rivedrà la sua posizione, penso che questo sia proprio impossibile. Per lo meno, se si continua con la politica del doppio binario, facendo una politica a Bruxelles e una in Italia, non credo che ci sia da aspettarsi un futuro carico di aspettative.

Ci sono diversi fattori da tenere in considerazione che portano a fare una valutazione complessiva su una possibile implosione dell’area euro. Nel libro di Mario Giordano, da poco pubblicato, vengono citate analisi di diversi maggiori gruppi bancari, che prendono anche in ipotesi una eventuale implosione del sistema euro. Allora, qualcuno dirà: è impossibile che l’euro possa implodere! Forse non ci è stato detto qualcosa. Ciò che ha scritto Giordano, ad oggi non è stato smentito, quindi c’è qualcosa di fondato. Molti economisti propongono la nascita di una nuova lira da agganciare al dollaro. Sarà possibile? O subiremo degli shock terribili? Per quanto si possa essere abili e competenti la verità è che, comunque, continuando così non si va da nessuna parte, sia da un lato che dall’altro esistono ampie probabilità che il sistema economico e il circuito finanziario possano trovarsi fortemente esposti e crollare. Lanciare la proposta degli eurobond non credo che possa portare chissà quali benefici, perché gli eurobond sono figli di bilanci comuni, nascono dal fiscal compact, e con questi parametri non ritengo che ci siano le condizioni per trovare una soluzione da tutti condivisa e sopportabile. Cambiare i parametri sarà molto complicato, anche perché come si può trovare la giusta misura tra, facciamo un esempio, Grecia e Italia, la prima composta da sei milioni di abitanti e la seconda da sessanta. Paesi troppo diversi tra loro, economie e sistema sociale molto diversi. Quindi di quanto dovranno essere variate le percentuali dei bilanci, in maniera armonica, per unire i popoli invece di dividerli? Questo è molto difficile da stabilire e credo che stiano nascendo in tutta Europa movimenti di identità nazionale che metteranno a serio repentaglio l’equilibrio politico ed economico sino ad oggi conosciuto.

Le banche d’affari dovranno capire che solo una nuova regolamentazione, che parta soprattutto da loro, potrà condurre ad una via d’uscita, non possono ricevere i soldi dall’Unione Europea e investirli nei circuiti finanziari anziché nell’economia reale. Quindi, come vediamo, il primo paese da riformare dovrà essere prima la Germania e successivamente l’Italia, perché se crolla quest’ultima porterà con sé la Germania della cara Merkel.

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