Presentato il report dell’indagine realizzata con oltre 700 ragazzi delle scuole superiori della provincia di RC

sos impresaSOSIMPRESA – RC – ha realizzato un importante progetto di sensibilizzazione rispetto ad alcune tematiche particolarmente importanti per il nostro territorio: il radicamento del sistema mafioso nell’ambito delle attività economiche e commerciali. Da anni Sos Impresa, associazione anti racket ed usura facente parte del sistema Confesercenti, svolge una continua attività di supporto agli imprenditori ed alle aziende calabresi che si trovano in difficoltà per essere entrate nel mirino di quel vasto fenomeno mafioso che si può definire il racket e l’usura. La nostra Associazione, riconosciuta sia a livello nazionale che locale, regolarmente iscritta al Registro Prefettizio a norma della L. 44/99, affianca le imprese in tutte le azioni di supporto e denuncia, giungendo a costituirsi parte civile in tutti i processi per tali reati e supportando con un adeguato ufficio legale tutte quelle aziende che ne fanno richiesta. Tra le azioni rilevanti che in tale attività abbiamo sempre e stiamo ancora svolgendo quella di sensibilizzazione nei confronti dei giovani e dunque degli studenti in particolare. Siamo convinti che interagire con loro in maniera chiara ed efficace costituisca un metodo che può, in qualche modo, contribuire a rete per la legalitàsconfiggere un fenomeno per altri versi sempre più dilagante e devastante. Il progetto realizzato, grazie al contributo della Provincia di Reggio Calabria, ha coinvolto 6 importanti Istituti Superiori della nostra provincia: PIRIA , PANELLA, BOCCIONI, FRANGIPANE, RIGHI E CONSERVATORIO DI MUSICA, con oltre 700 studenti. Il questionario, somministrato nel mese di maggio 2014, articolato in 13 domande a fornito una base di analisi alquanto articolata. Alcune perplessità giungono già dalle risposte dei ragazzi alla seconda domanda del questionario. (la legge va rispettata in generale ma qualche volta è ammesso trasgredirla): Per il 12,1 per cento degli studenti è ammesso trasgredirla di molto; abbastanza per il 21,2 % degli intervistati;

Sommando solo questi due dati risulta evidente come un terzo degli studenti sia pronto, sia pure potenzialmente, a trasgredire la legge. “Poco”, quindi lasciando aperta la porta a qualche possibilità di trasgressione, anche per il 33,2 per cento. Solo per il 30,5 per cento dei ragazzi la legge va in ogni caso rispettata. Dati, quindi, che la dicono lunga sulla necessità da parte delle istituzioni culturali, in primis la scuola, ad un lavoro ancora più incisivo, fin dall’adolescenza, in una terra in cui il valore della legalità spesso è considerato un optional. Perplessità confermate, assieme ad una buona dose di inquietudine, dalle risposte alla terza domanda (la legge va rispettata soltanto quando la si ritiene giusta): d’accordo con questa affermazione, e di molto, il 19,3 per cento dei ragazzi; “abbastanza” per il 21%. Anche qui, sommando questi primi due dati si arriva ad oltre il 40% degli studenti pronti a trasgredire la legge nel caso in cui non la ritengano giusta. Da qui si può comprendere il substrato culturale in cui vivono gli studenti interrogati e che li porta poi a pensare di rispettare la legge solo nel caso in cui, secondo un parere assolutamente soggettivo e distorto, la stessa soddisfa le proprie personali aspettative di giustizia. Fanno riflettere anche le risposte riguardanti l’ottava domanda perché per il 22% degli studenti intervistati, “quando sente parlare di ndrangheta ritiene che sono problemi che esistono ma che non riguardano la propria persona e la propria famiglia anche perché sono confinati in altre zone del paese”. Risposte che se sommate a quelle, ben il 19,9%, del tipo “sono problemi che esistono ma che televisione e giornali esagerano per fare audience”, dimostrano che oltre il 40% dei ragazzi rimane quantomeno indifferente, e quindi poco propenso all’impegno in prima persona per cambiare questo stato di cose. E sul fenomeno dell’usura ben il 16,2% non lo conosce per nulla ed il 30,9% lo conosce poco. Le cose vanno peggio riguardo il racket (il 21,8% non lo conosce per nulla mentre il 31,1% lo conosce poco). Il segno inequivocabile che ancora c’è molto da lavorare arriva dalle risposte alla 12^ domanda, quella che riguarda il grado di fiducia nell’operato delle Forze dell’Ordine e della Magistratura nel contrasto ai fenomeni criminali e mafiosi: ebbene, per il 20,1% il grado di fiducia è “nulla” e per il 14,1% è “poco”. Ciò vuol dire che quasi un terzo dei ragazzi intervistati considera istituzioni fondamentali per la società e la democrazia, come appunto la magistratura e le forze dell’ordine, come elementi istitutivi di scarso peso nella lotta al crimine.

Siamo fiduciosi che l’impegno comune tra: associazioni, Istituzioni, scuola, famiglie ci permetterà di sperare in un futuro migliore.

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