Festa “di Madonna”

Festa MadonnaEra sabato 14 settembre 1963, quel giorno il quadro della Madonna della Consolazione sarebbe stato portato, in città, a spalla, sulla imponente e pesantissima vara. La processione sarebbe partita dall’Eremo alle 8 del mattino in punto. Zia Rosa si alzò di buon ora, per unirsi al pellegrinaggio che si recava al Santuario per partecipare all’ultima Santa Messa, prima della processione. Ci sarebbe andata da sola, perché Paolino, non stava, come al solito, molto bene, mentre zio Fortunato e Nino erano impegnati a stalla. Al ritorno dalla processione zia Rosa portò con sé le frittole, che tanto piacevano al suo Paolino, sperava che ne mangiasse di gusto, tanto aveva bisogno di mangiare, quel ragazzo sempre smunto, sempre pallido. Pranzarono presto, zia Rosa, zio Nato, Paolino e Nino. Bisognava sistemare le bestie, dopo la mungitura pomeridiana, se si voleva andare tutti al Duomo a pregare la Sacra Effige. Nino avrebbe preso la sua 600 e tutti e quattro sarebbero scesi in città. Nino per la verità, che anche se abitava in un monolocale attiguo a casa di zio Nato, passava le sue giornate al giardino con zio Nato o in casa loro, da quando ancora ragazzino, aveva perso anche la mamma, oltre al padre (zio Demetrio), fratello di zio Nato, che non era più tornato dalla campagna di Russia. Da quel momento zio Nato, che non aveva mai capito per quale strano destino, mentre lui, che non aveva figli, era tornato dalla campagna d’Africa, il fratello era rimasto, chissà in quale campo, seppellito in Russia, prese con sé il nipote. Demetrio e Nato conducevano in colonia un enorme giardino, coltivato a bergamotto, perché in cambio potevano utilizzare una ampia stalla, lasciata in uso gratuito dai proprietari del terreno. Alla morte di Demetrio, Nato, tornato dalla guerra, si era fatto carico di condurre giardino e stalla per le due famiglie ed alla morte della cognata Caterina aveva preso su di sé anche l’onere di accudire, crescere ed educare il nipote. Dopo qualche anno, Nino era ancora adolescente, zio Nato si ammalò di polmonite e non si riprese mai più completamente, per cui la parti si invertirono, era Nino a coltivare i due giardini a colonia ed a condurre la stalla per tutti e due. Non solo, Nino, da grande lavoratore quale era, non disdegnava le giornate, da manovale o per la raccolta e coltivazione dei bergamotti , che capitavano. Era in forze ed il lavoro gli rendeva bene, per lui e per lo zio, che ormai considerava un padre. Nino era cresciuto bene, ma dal cuore duro e burbero, troppo dolore, troppo rancore con la vita, con Dio. Per questo al Duomo ci andava per il bene che voleva a zia Rosa, certamente non per la Madonna, eppure ci andava. Accudite le bestie, giù in città, per la visita alla Mamma della Consolazione. Ci sarebbero tornati martedì, per la solenne processione cittadina. Lungo il tragitto Paolino era assorto. Pensava che di lì a pochi giorni sarebbe tornato all’università. Anno importante quello che stava per arrivare, perché il padre avrebbe compiuto 60 anni, Nino ne avrebbe compiuti 30, lui 22, ma soprattutto avrebbe conseguito la laurea in giurisprudenza, poi chissà, forse, se la Provvidenza li avrebbe aiutati, sarebbe diventato avvocato. Pensava e pregava, pregava e pensava e sperava e confidava, nella Provvidenza. Il martedì, a pranzo, Nino si presentò, come di tradizione, con le costolette di maiale, pregando zia Rosa di arrostirle e servirle con peperoni e patate fritte, come piaceva a Paolino, per il quale stravedeva. Paolino era, per Nino, il fratello piccolo che non aveva avuto, la proiezione di ciò che lui non era potuto diventare e che avrebbe voluto diventasse, appunto Paolino, una persona importante e non un uomo qualunque. Di pomeriggio, scesero in città tutti, con la mitica 600. Finita la processione, Nino li condusse in via Marina dove si accomodarono fra i tavolini di un bar. Pezzo duro per tutti, rigorosamente crema reggina. Attesero i fuochi passeggiando e guardando i balli che si svolgevano, al suono della tarantella, in diversi posti della città, le bancarelle variopinte: giocattoli, ceramiche di Seminara e calia. Tornano a casa, Paolino, seduto accanto a Nino che guidava, tornò a pensare alla ripresa della scuola ed al futuro, che lo attendeva. Si affidava e confidava in Dio e nella Madonna della Consolazione, Loro sapevano cosa sarebbe stato giusto per lui, ma una richiesta, lui che riteneva non gli servisse nulla, la ripeteva costantemente, quella di non morire, non per paura, ma solo per non spezzare il cuore della madre.

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