Umberto Boccioni: dare “spazio” per ricordare il Futurista reggino - Ilmetropolitano.it

Umberto Boccioni: dare “spazio” per ricordare il Futurista reggino

casa Boccioni - ph Filippo Parisi
casa Boccioni – ph Filippo Parisi

di Antonella Postorino – Percorrere il viale Boccioni a Reggio Calabria e domandarsi: “perché intestare una arteria cittadina al maggiore pittore e scultore della corrente Futurista Italiana nel mondo?” Chiedersi, anche, se sia sufficiente rammentare Boccioni solo percorrendo in macchina il moderno viale (costruito per coprire l’antico percorso della fiumara dell’Annunziata) o se non si possa fare di più per restituire alla comunità cittadina un pezzo di storia nazionale. Ebbene Umberto Boccioni nacque a Reggio Calabria il 19 ottobre 1882, in via Cavour, in uno dei palazzotti in stile neoclassico che fanno da quinta nel tratto di corso Garibaldi prospicente piazza Duomo. A memoria di questo avvenimento sulla facciata dell’edificio, al primo piano fu riposta una targa in marmo con una incisione dedicata al centenario dalla nascita dell’artista. Umberto, figlio di genitori romagnoli, fin da ragazzino seguì la famiglia che per ragioni di lavoro perciò cambiò spesso residenza. Nel 1901 a Roma entrò in contatto con Gino Severini, Giacomo Balla e altri pittori e scultori dell’epoca e dopo aver visitato le capitali europee, ristabilendosi a Milano iniziò ad approfondire le teorie che lo fecero diventare uno dei maggiori esponenti dell’avanguardia futurista italiana. Analizzò la moderna società industriale e la sua rapida evoluzione, formulando i concetti di “dinamismo” e “simultaneità”. Tracciò la sintesi di quella che diventerà una corrente “di rottura” tra passato e futuro che cambierà la società nel corso del novecento. Dopo la pubblicazione del “Manifesto Futurista” sul quotidiano francese Le Figarò (1909), l’anno dopo, assieme a Carlo Carrà, Luigi Russolo, Gino Severini e Filippo Tommaso Marinetti, Boccioni firmò il “Manifesto della pittura Futurista”. Le idee futuriste caratterizzarono la sua produzione artistica sia pittorica, sia scultorea. I suoi dipinti rappresentano la “velocità” e la società che procede in una corsa senza tempo verso il futuro. Le sculture dinamiche esaltano componenti plastiche e cromatiche che sembrano dare movimento ad ogni elemento. Le opere di Boccioni, oggi possono essere ammirate nei musei di tutto il mondo, al Museum of Modern Art di New York (dipinto “La città che sale” 1910), allo Sprengel Museum di Hannover (il dipinto “La strada entra nella casa” 1911), al Von Der Heydt Museum di Wuppertal (il dipinto “Visioni simultanee” 1911), mentre la sua più famosa scultura “Forme uniche nella continuità dello spazio” (1913), realizzata in varie versioni è conservata in ben 6 musei di fama internazionale.

Casa Umberto Boccioni - ph Filippo Parisi
Casa Umberto Boccioni – ph Filippo Parisi

Boccioni fu autore anche del “Manifesto tecnico della pittura futurista”, del “Manifesto tecnico della scultura futurista” e del “Manifesto dell’architettura futurista” che non venne mai pubblicato. Partito volontario per la guerra e assegnato al reggimento di artiglieria, nel 1916 morì prematuramente a causa di una banale caduta da cavallo. Questo veloce excursus sulla vita dell’artista reggino, vuole mettere in luce l’importanza che Umberto Boccioni ebbe, e tutt’oggi ha, in tutto il mondo, per far comprendere quanto sia prestigioso annoverare tra i nostri illustri concittadini un uomo che ha contribuito alla rivoluzione artistica più importante del novecento. Valorizzare la figura storica di Umberto Boccioni, potrebbe contribuire ad aggiungere “valore” alla nostra città, aldilà dei momenti celebrativi con ricorrenza cinquantennale. Un’idea potrebbe essere l’apertura al pubblico del palazzo in cui nacque, dedicando anche solo nell’atrio dello stesso, una mostra permanente nella quale esporre i manifesti futuristi, copia delle sue opere (magari realizzate con bando aperto ai giovani artisti reggini) e collegamenti virtuali con le città nelle quali l’artista ha lasciato tracce della sua esistenza. E’ solo un’idea, ma perché non attuarla anche con un “progetto pilota” in occasione dei flussi di visitatori che l’evento EXPO 2015 potrebbe garantire?

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Antonella Postorino (www.antonellapostorino.com) Metro on the road

 

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