Bitcoin: cosa è e come funziona la valuta virtuale

Abbiamo tentato tramite una serie di domande poste al professore Antonio Del Pozzo, ordinario nella facoltà di Economia a Messina, di rendere comprensibile ai più il fenomeno del Bitcoin. Un termine oggi inflazionato su quasi tutti i social all’interno dei quali si è”bombardati” da invitanti spot per avvicinarsi all’utilizzo della cryptomoneta.

Cosa si intende oggi per Bitcoin? Può dare una descrizione tecnica dell’oggetto in questione, in rete vi è molta approssimazione che genera altrettanta confusione ….

In effetti non è facile spiegare cos’è il Bitcoin, forse è più semplice spiegare che cosa non è. Non è una moneta, ma una semplice valuta virtuale, digitale, nata quindi su internet attraverso sofisticati algoritmi. Secondo gli ideatori e creatori, possono essere emessi un massimo di 21 milioni di pezzi (token) di cui 16 milioni sono già in circolazione. Rimangono da estrarre, come si dice in gergo, 5 milioni di pezzi. In sintesi, è uno strumento di pagamento non tradizionale: nulla vieta che venga accettato, in via facoltativa, nelle vendite su internet del commercio elettronico.

Cosa caratterizza il bitcoin rispetto alle monete tradizionali?

All’inizio si cercava nel bitcoin la possibilità di consentire lo svolgimento di determinate attività economiche senza dipendere dalle banche, come quando due persone si scambiano la visione di un film (meccanismo peer-to-peer). Naturalmente, chiederò a chi vede il mio film di consentirmi la visione dei suoi film, ecc. Così, ad esempio, un’azienda può accettare un pagamento in bitcoin se pensa che poi li potrà utilizzare nei pagamenti ai fornitori.

Poi si sono scoperte altre valenze: che può consentire il sostanziale anonimato delle transazioni (da qui crypto) o che vi sia certezza di chi sia il legittimo proprietario del bitcoin (c.d. blockchain). Può anche servire per giocare una scommessa sempre on-line.

Com’è possibile allora che sentiamo dire che il suo valore aumenta o diminuisce ogni giorno di importi anche significativi?

Ad un certo punto il bitcoin è stato negoziato sulle piattaforme di trading, e malgrado gli esperti abbiano sempre sconsigliato di considerarlo un investimento, un numero crescente di operatori si è avvicinato. Non si sa bene quale siano state le ragioni di questo interesse. Alcuni pensano che aumenti la richiesta perché potrebbe essere un bene rifugio in caso di guerre o crisi ancora più violente del sistema monetario tradizionale. Altri pensano che possa interessare alla criminalità organizzata per il riciclaggio di denaro. Altri ancora vedono le potenzialità della crittografia dei dati e la certezza della blockchain. Come per qualsiasi bene, crescendo le persone che lo comprano, la sua quotazione è aumentata.

Chi sono i più interessati al bitcoin? Americani, cinesi, coreani?

Gli americani sono stati i primi a credere in questa tecnologia, e a Wall Street sono state numerose le start-up che si occupano di bitcoin. Recentemente, alcune importanti Università americane lo hanno “sdoganato”, tanto da assimilarlo ad un bene rifugio come l’oro. Questo francamente mi sempre eccessivo. Grandi volumi di operazioni ci sono in Corea (forse per i rischi di guerra) e Cina.

E’ vero che il bitcoin è solo una delle tante cryptovalute?

Si, assolutamente. Si contano più di 1.000 cryptovalute, tutte però parametrate e convertibili in bitcoin. Il bitcoin è la cryptovaluta più importante. Ogni giorno ci sono scambi per un equivalente di ca. 1 miliardo di dollari e la capitalizzazione del mercato supera l’equivalente di 70 miliardi di dollari.

Tendenzialmente, in Italia chi opera in bitcoin?

Di solito si tratta di trader che acquistano piccoli quantitativi (il bitcoin è divisibile sino all’ottava cifra decimale) oppure di speculatori che vorrebbero fare il classico colpo di fortuna. Acquistarlo e venderlo in giornata, con guadagni differenziali enormi posto che si consente un rischio anche decine di volte superiore al capitale investito. Le piattaforme di trading consentono di assumere posizioni speculative molto importanti con piccole quantità di denaro. Diciamo che nella gran parte dei casi, questi speculatori “di giornata” hanno una grandissima probabilità, a fine sera, di avere perso tutto. Per certi versi si tratta di un vero e proprio gioco d’azzardo, una ludopatia.

Molti vedono una crisi imminente del Bitcoin; e a catena nuovi rischi sull’economia reale ?

Potrebbe essere. Non sappiamo quanto siano esposte le banche verso i detentori di bitcoin, che magari si sono fatti accordare un finanziamento proprio per speculare in cryptovalute. E se le autorità ne vietassero la conversione in denaro reale, i finanziamenti concessi diventerebbero perdite a carico dei bilanci bancari.

Alla luce della super propaganda che si può facilmente vedere on line, investire nelle cryptomonete è remunerativo? E’ rischioso? Funziona? Sono spesso pubblicità faziose o ingannevoli?

Diciamo che non si può nemmeno dire che si investe in bitcoin. Il settore non è regolamentato. La fantasia ha superato la realtà, ma ora si tratta di disciplinare la materia. Nulla esclude che il prezzo aumenti, ma nulla esclude che si polverizzi. Anche la semplice conversione del Bitcoin in moneta reale non è garantita. Le pubblicità sono quindi ingannevoli.

Quante probabilità ci sono quindi che le cryptovalute sopravvivano?

Il futuro del bitcoin è incerto. Ad esempio, gli Usa stanno rendendo più difficile la vendita dei nuovi bitcoin al pubblico ed in queste ore la Cina, a quanto si apprende dalla stampa, le ha bloccate, tanto che il bitcoin è crollato del 20% in questi primi giorni di settembre. Il problema è infatti capire chi assicurerà la conversione del bitcoin in denaro vero. Credo però che si continuerà a discutere a lungo di bitcoin, la tecnologia ha dimostrato degli aspetti interessanti. E gli Stati, le imprese e i cittadini dovranno cercare di capire cosa vi è di buono o da regolamentare per la loro stessa sopravvivenza.

 

Fabrizio Pace

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