L’omelia domenicale del Vescovo Mons. Francesco Savino per la XVIII Domenica del Tempo Ordinario

Il Vangelo di questa Domenica, XVIII del Tempo Ordinario, offre alcune indicazioni per la crescita spirituale che consiste nel “crescere a più libertà, a più consapevolezza, a più amore” come afferma Giovanni Vannucci. Uno della folla disse a Gesù: “Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità”. Ma Egli rispose: “O Uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?”. Il Maestro non interviene nello specifico rinviando all’ autorità preposta nella società la risoluzione della controversia. La sua missione, ricevuta dal Padre, non appartiene al modo, infatti dice: “Il mio regno non è di questo mondo” (Gv 18, 36). Lo sguardo di Gesù sugli eventi feriali, sui sentimenti e sui pensieri del cuore, è “altro” e consente di svelare la tentazione, sempre presente nel rapporto con i beni, della cupidigia e dell’avarizia. Le sue parole “Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede” sono rivolte a tutti, anche a noi.
Su che cosa fondiamo la nostra esistenza?
Spesso la ricchezza diventa un idolo ed invece è soltanto un surrogato che non offre risposte al desiderio di bellezza e di amore. Anzi, succede che, quando idolatriamo il denaro, diventiamo indifferenti all’altro fino a negargli l’ esistenza. (Cf. Lc 16, 19-31). Oggi l’idolatria della ricchezza e del denaro, invece di essere ritenuta un vizio, viene elogiata dai più e considerata addirittura una virtù. Gesù sa che il cuore umano è il luogo dove si annidano le maggiori negatività e che “l’avarizia è la radice di tutti i mali” (1 Tim 6, 10). Egli sa che l’avarizia “è idolatria” (Col 3, 5) in quanto la ricchezza, assurgendo a vera e propria religione, esige un’adesione fiduciosa ai beni piuttosto che a Dio. Ecco perché dice: “Nessun servo può servire a due padroni … Non potete servire a Dio e alla ricchezza” (Lc 16, 13).
Anche il salmista canta: “Se anche l’uomo si arricchisce e accresce il lusso della sua casa, quando muore non porta nulla con sé” (Cf. Sal 49, 17/18). Per richiamare l’attenzione sui danni devastanti della cupidigia e dell’avarizia, Gesù narra la parabola di un uomo talmente ricco da non sapere dove riporre il suo raccolto. E al modo insensato di ragionare di questo ricco che dice a se stesso: “Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; riposati, mangia, bevi e divertiti!”, contrappone la voce di Dio: “Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?”.
Spesso, per contrastare la paura della morte, accumuliamo ricchezze, come se ciò possa ritardare o addirittura evitare il termine della propria esistenza. Accogliere la morte nella sua realtà ci fa riflettere su ciò che ha veramente valore nell’esistenza.  “Dov’è il vostro tesoro, la sarà anche il vostro cuore” (Lc 12, 34): se il nostro tesoro è il Signore Gesù, se è Lui il fondamento e la ragione della nostra esistenza, allora saremo capaci di condivisione fraterna (Cf. Lc 19, 1-10), seguendo Gesù che “da ricco che era si fece povero per noi” (Cf. 2 Cor 8, 9). Colui che condivide ciò che è e ciò che ha, sperimenta una grande gioia.  Se vogliamo una “vita piena” non dobbiamo cercarla al mercato delle cose. Altro sia il nostro desiderio: avere relazioni buone, libere e liberanti.
Buona Domenica.
+ Francesco Savino – Testi (Qo 1, 2; 2, 21-23; Sal 94; Col 3,1-5. 9-11; Lc 12,13-21)

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