Mons. Vincenzo Bertolone:” Chiesa in missione sino agli estremi confini”

«Non dimentichiamo mai che il vero potere è il servizio. Bisogna custodire la gente, aver cura di ogni persona, con amore, specialmente dei bambini, dei vecchi, di coloro che sono più fragili e che spesso sono nella periferia del nostro cuore». Non vi è presentazione migliore delle parole di papa Francesco per introdurre alla odierna Giornata missionaria, che si celebra in tutto il mondo con l’obiettivo di sempre: invitare fedeli e religiosi a pregare per la Chiesa ed a sostenere l’opera dei missionari e delle nuove diocesi e parrocchie che questi creano nel mondo. È così dal 1926, da quando papa Pio XI istituì questa giornata, e quest’anno lo è ancora di più: nel centenario dell’enciclica Maximum Illud di papa Benedetto XV, incentrata proprio sull’essenza e l’importanza della missione evangelizzatrice, papa Francesco ha indetto per Ottobre il mese missionario straordinario, con l’intento di risvegliare la coscienza dei credenti, chiamati ad annunciare e vivere Dio a partire dalla propria situazione di vita. Si tratta di prendere atto di una vocazione davvero cattolica, ovvero universale.  Non è un caso, che in tale contesto del mese missionario si celebri a Roma l’assemblea speciale del Sinodo dei Vescovi per discutere di Amazzonia ed ecologia integrale: un modo concreto per comprendere che, nella grande cornice della casa comune dei popoli, le periferie del mondo sono in realtà centrali e vitali.
Del resto non sfuggirà in tempi incerti e difficili, come i nostri, l’urgenza di una Chiesa che si faccia missionaria, fino agli estremi confini: chiamata ad inserirsi come seme e lievito nei processi di liberazione della persona e dei popoli, riaffermando l’idea ed il valore del Dio biblico attivo nella storia, la dimensione comunitaria e non intimistica della fede, la Parola di Dio quale effettiva e dinamica promozione di carità e giustizia. Solo da qui possono nascere l’uomo nuovo e l’umanità nuova di cui s’avverte il bisogno: la Chiesa esiste per la missione e diventa se stessa uscendo ad incontrare gli uomini,  annunciando la Parola che salva e testimoniando nell’amore la salvezza ricevuta. È ciò che il Santo Padre ci rammenta  quando chiede che «nessuno rimanga chiuso nel proprio io, nell’autoreferenzialità della propria appartenenza etnica e religiosa: la Pasqua di Gesù rompe gli angusti limiti di mondi, religioni e culture, chiamandoli a crescere nel rispetto per la dignità dell’uomo e della donna, verso una conversione sempre più piena alla Verità del Signore Risorto che dona la vera vita a tutti».
Insomma, ognuno – in particolare se sacerdote o quanti hanno compiuto una scelta di fede – sono chiamati a testimoniare Cristo, depurandosi dalla ruggine della abitudine ripetitiva, della tiepidezza e del conformismo. E ciò esige una conversione pastorale e missionaria, capace di cambiare le cose  trasformandole in ciò che dovrebbero essere e, purtroppo, non sono. Molto probabilmente, come scriveva Fernando Pessoa, «è il tempo in cui lasciare i vestiti che hanno già la forma abituale del tuo corpo e dimenticare il solito cammino: è l’ora del passaggio. E se noi non osiamo farlo, resteremo sempre lontani da noi stessi». Figurarsi da Dio.
Vincenzo Bertolone

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