CNEL, VIII Rapporto sulle libere professioni

L’intervento del Presidente dell’Istat, prof. Francesco M. Chelli

Nella Nostra Repubblica, fondata sul Lavoro, le libere professioni rappresentano un pilastro della società e della economia. Nella continuità e nel rinnovamento, sono una presenza capillare, spesso con radici familiari antichissime, trasmessa di generazione in generazione, e al tempo stesso capace di conquistare a sé nuove energie. Sono un ponte fra il mondo della ricerca e dell’Accademia e quello del lavoro, e insieme ad essi, le libere professioni formano un luogo di creazione e condivisione di conoscenza e di innovazione, segnata dalla intraprendenza, dal rischio, e dall’impegno personale.

Il Rapporto che oggi Confprofessioni presenta esamina in modo esauriente, preciso e competente il mondo dei liberi professionisti, cogliendone il ruolo all’interno del sistema produttivo e della società tutta, e offrendo ampia documentazione a supporto.

Con soddisfazione ho potuto apprezzare come il Rapporto utilizzi molti dati prodotti dall’Istat e dal sistema statistico europeo: da quelli sulla congiuntura economica a quelli sulla demografia, sul mercato del lavoro, sull’istruzione. Questo ci conforta nel nostro impegno di produttori della statistica ufficiale ed è un grande incoraggiamento per svolgere il nostro compito con dedizione sempre maggiore, rispondendo a domande sempre più complesse.

Il Rapporto propone diversi spunti di riflessione su questioni di peso.

Io voglio sottolineare, tra questi spunti, quelli che situano le professioni liberali davanti alle tre transizioni, digitale, demografica, ed ecologica, che dominano l’evoluzione della nostra società e costituiscono il principale riferimento dell’agenda politica e in particolare del Piano nazionale di ripresa e resilienza.

Per contribuire alla discussione di oggi, proporrò a mia volta qualche elemento di riflessione, tratto dall’indagine qualitativa sulle imprese svolta dall’Istat nell’ambito del Censimento permanente, i cui risultati preliminari sono stati diffusi appena due settimane fa. L’indagine segue nel tempo i profili imprenditoriali e i fenomeni emergenti, con un elevato livello di dettaglio (settoriale, dimensionale, territoriale), raccogliendo informazioni su tutti i principali ambiti strategici delle imprese: orientamenti, decisioni, scelte organizzative, gestione del personale, relazioni con fornitori e clienti, partecipazione alle filiere produttive, benessere aziendale, ecc.

I risultati che condividerò con voi sono riferiti ai settori delle Attività professionali, scientifiche e tecniche, e cioè quelle legali e contabili, di consulenza aziendale, gli studi di architettura e ingegneria, altri servizi alle imprese, e al settore sanitario. L’indagine coinvolge le unità dai tre addetti in su. Ciò implica l’esclusione degli studi professionali più piccoli, che pure sono numerosi. Tuttavia, pur se poco rilevante in termini di unità produttive, il segmento che analizziamo impiega una quota consistente (circa il 40%) del totale degli addetti dei settori considerati e credo che i profili strategici individuati dall’indagine censuaria possano in buona parte essere di riferimento per l’intero universo dei liberi professionisti.

In sintonia con lo spirito che caratterizza il Rapporto di Confprofessioni, e per contribuire a una conoscenza del settore orientata alla generazione di politiche di supporto adeguate alle sue necessità, vi proporrò alcuni dati che descrivono le strategie – in merito a progetti di sviluppo, ICT, e partecipazione a reti – e altri dati, dai quali emergono gli ostacoli percepiti come più rilevanti.

La nostra indagine ha sollecitato dalle imprese risposte circa i processi di sviluppo e di innovazione del business aziendale avviati nel triennio 2020-2022. A ogni impresa è stato chiesto di indicare se abbia dato corso a un processo di modernizzazione tecnologica, a una diversificazione dell’attività principale, alla transizione verso una nuova area di attività, o a una trasformazione innovativa della propria attività.

Tra i settori di nostro interesse, quasi un’unità su 4 ha portato a termine una modernizzazione tecnologica della propria area di attività. Questo è avvenuto soprattutto nel settore sanitario (oltre il 45% dei soggetti).

Una impresa su 10 ha al suo attivo diversificazione attraverso la creazione di una nuova attività oltre quella prevalente. Dietro a questo valore complessivo c’è tuttavia una forte eterogeneità tra i diversi comparti: gli studi di consulenza aziendale, quelli di architettura e di ingegneria raggiungono quote intorno al 20%; all’estremo opposto, tra gli studi legali e contabili e i servizi veterinari, ha diversificato le proprie attività poco meno di un’impresa su 20.

Per l’insieme delle imprese con almeno 3 addetti, la quota di quelle che hanno avviato processi di modernizzazione tecnologica è di poco superiore al 26%, a testimonianza della vitalità di questi settori.

Questo trova una conferma anche nelle attività di innovazione e digitalizzazione nel biennio 2021-2022. Le imprese legate alle libere professioni mostrano una maggiore capacità innovativa rispetto alla media dell’intero sistema economico. Nell’ambito di cui ci stiamo occupando oggi, infatti, quasi un’unità su due (oltre il 47%) dichiara di essere stata impegnata in attività di innovazione. Tale quota sale a circa il 55% per le attività degli studi di architettura e d’ingegneria e per le attività professionali scientifiche e tecniche. Per il totale delle imprese, la percentuale è inferiore al 40%.

foto di GNS

Spiccano le strategie di digitalizzazione: infatti, fra le imprese “innovative”, circa il 50% delle unità (quasi il 60% per ingegneri e architetti, gli studi legali e contabili e altre attività scientifiche e tecniche) dichiarano di aver acquisito o sviluppato software, database, e servizi per l’analisi dei dati, o hardware informatici, apparati di rete, e di telecomunicazioni. Nel comparto sanitario (fra questi gli studi medici e odontoiatrici e altri servizi di assistenza sanitaria, nonché i servizi veterinari) più del 50% delle unità dichiara di aver acquistato macchinari, attrezzature e impianti per innovarsi.

Fra le funzioni di utilizzo di servizi di software per il management prevalgono (circa il 50% dei soggetti) la gestione della documentazione aziendale e delle relazioni con la clientela. Tra le unità del comparto sanitario si supera il 70 %.

In molti ricorrono ai servizi cloud: oltre il 45% delle unità innovative dei settori considerati mentre il totale delle attività produttive si attesta poco al di sotto del 30%. Si tratta in prevalenza di hosting di database e archiviazione di file, software gestionali in remoto (finanza, contabilità, relazioni con la clientela, ecc.), e Servizi di comunicazione e collaborazione.

Per adattarsi all’innovazione digitale sono necessari importanti investimenti in formazione: circa un terzo delle imprese (il 33,8 %) segnala di aver svolto formazione sulle innovazioni introdotte o previste.

Un’altra evidenza che emerge dal censimento è la rilevanza di relazioni sinergiche con l’esterno: più di un terzo delle unità dichiara di intrattenere relazioni produttive stabili, di tipo contrattuale o informale, con altre aziende o istituzioni. Oltre agli accordi di commessa e di fornitura di servizi e appalti, piuttosto frequenti fra le imprese (più della metà dei casi), sono relativamente diffusi anche gli accordi di tipo formale (consorzi, contratto di rete, joint venture, ATI, ecc.) (18,7%). Tra le unità di direzione aziendale e gli studi di architettura e ingegneria si arriva al 27%.

Un terzo delle unità ha stipulato accordi di tipo informale.

Le motivazioni che spingono le imprese ad intrattenere relazioni sono diverse. Tra quelle che acquistano prodotti o servizi le motivazioni sono prevalentemente l’accesso a nuove competenze e tecnologie, poi lo sviluppo di nuovi prodotti o processi e la ricerca di una maggiore flessibilità organizzativa (in particolare per le società di consulenza). Alla base della scelta di avere rapporti di subfornitura e di stringere accordi formali o informali c’è, per una impresa su tre, la necessità di accedere a nuovi mercati e clienti.

Se questi sono i tratti salienti delle strategie descritti dai dati del Censimento, l’indagine rivela anche le difficoltà che le imprese incontrano, tanto nei loro percorsi di sviluppo, quanto nelle attività quotidiane. Ne accenno qualcuna.

Tra i principali ostacoli alla capacità competitiva delle imprese vengono indicati gli oneri amministrativi e burocratici (24,6%), il contesto socio politico ambientale (17,4%), la mancanza di risorse finanziarie (15,2%), e la difficoltà a trovare personale (12%).

Gli oneri amministrativi e burocratici rappresentano un fattore di freno avvertito con particolare intensità nel comparto sanitario (più del 40% delle unità), insieme, anche se in misura minore, al contesto socio economico poco favorevole (più del 20% delle unità).

Un altro tema critico, che trova consonanza con quanto esposto nel Rapporto di Confprofessioni, è quello delle risorse umane. La difficoltà di reperire collaboratori e la mancanza di personale qualificato è avvertita, specialmente in alcune attività. Fra le imprese che hanno preso in considerazione la possibilità di acquisire personale nel biennio 2021-2022, oltre a difficoltà di natura economica – quali l’elevato impatto di oneri fiscali e contributivi o l’incertezza sulla sostenibilità futura dei costi delle nuove risorse – emerge per oltre un’unità su 3 la difficoltà nel reperire personale con le competenze tecniche richieste, con punte che superano il 50% per gli studi di architettura e ingegneria.

Il materiale che il Rapporto di Confprofessioni rende disponibile, così come i dati diffusi dall’Istat sul mondo variegato e operoso delle professioni liberali rappresentano una base di grande valore per le politiche.

La ricchezza delle analisi dei contesti, l’investigazione, una a una, delle diverse discipline, l’ampiezza dei processi che vengono presi in considerazione, la finezza nel riconoscere le connessioni, e molto altro ancora consegnano ai decisori una rappresentazione fedele e aggiornata, come una mappa di precisione, che consentirà di orientare le scelte e guidare le azioni con intelligenza ed efficacia.

comunicato stampa  – foto da video ISTAT

banner

Recommended For You

About the Author: Redazione ilMetropolitano