Brutto “Pesce d’Aprile” ieri alle partite iva. Sito INPS crash down

10.00 – di Fabrizio Pace –  Sito dell’INPS italiano down, è questo quello che vedono tutti coloro che vi vogliono accedere per inviare la propria documentazione ed  accreditarsi per la ricezione del bonus governativo di 600€. Bloccati anche tutti coloro che vi vogliono accedere per altri motivi. Il messaggio è al momento quello che si vede nell’immagine dello screen shot qui pubblicata ed è così immobile da circa 24 ore. Ieri quindi, un bruttissimo “Pesce d’Aprile” per chi attendeva con giusta ansia, date le restrizioni dell’attuale emergenza coronavirus, la possibilità di ricevere il piccolissimo sostegno statale di 600 euro. Le giustificazioni del Governo, in forte imbarazzo per l’accaduto, pare che protendano per un eccesso di accessi e richieste degli utenti che il server non è riuscito a gestire. Inps.it è quindi andato off line non prima di aver creato anche qualche disservizio o mal funzionamento. Una soluzione forse scelta per non creare ulteriori danni? Oppure un tracollo totale dei server? …. qualcuno parlava anche di attacco hacker… (pare ci siano delle denunce in tal senso alle autorità di Polizia). Bene in qualsiasi di queste ipotesi considerate la vicenda non è all’altezza di una Paese di fascia alta quale “dice” di essere l’Italia. Ma possibile che chi ha progettato il sito INPS (Web Engineer e Web Master) non abbia contemplato la necessità che questo avrebbe dovuto gestire una mole straordinaria di dati in situazioni particolari o di emergenza?! Essendo il riferimento di decine di milioni di soggetti?  Ci sono siti meno “indispensabili”, appartenenti a “privati” che vi riescono  (i più visitati al mondo sono Youtube e Facebook gestiti da Google che è il primo, ma anche Amazon o Reddit). Per non parlare di quelli che gestiscono upload e download a milioni in una notte (facile immaginare quali sono senza nominarne la categoria). E la sicurezza? Vogliamo immaginare ad un attacco hacker? Così come qualcuno vociferava. Sarebbe ancora più grave, tutti dati personali e riservatissimi su condizioni economiche e di salute delle persone registrate sul sito dell’INPS. Danni inimmaginabili alla privacy personale! (non sono state segnalate sottrazioni di dati al momento). Certo è anche vero che ci sono hacker per cui tutto è possibile… ma perchè attenzionare proprio l’INPS, un complotto contro l’Italia? E comunque un attacco hacker non si programma in un giorno…  Ieri purtroppo un risultato fuorviante per la già scarsa fiducia dei cittadini nella macchina pubblica che costantemente disattende le aspettative. Probabilmente anche colpa di una cattiva comunicazione da parte di alcuni media e di quella governativa alle volte incomprensibile alle volte fraintesa che ha creato l’assalto al sito web da parte degli utenti della rete. Occorre quindi, dopo l’imbarazzo della vicenda, trarre i dovuti insegnamenti e proporre strategie di comunicazione dirette (l’INPS in tal senso è stata chiara in questi giorni, altri soggetti istituzionali non proprio) di facile comprensione (sicuramente ha fuorviato l’iniziale ipotesi di click day) ma soprattutto strategie di accesso al sito per evitare che si ripeta questa situazione indecente che ha creato milioni persone scontente. Massima vicinanza umana al presidente dell’ente che ha dovuto gestire in estremis una situazione sicuramente anomala ma certo il risultato è sotto gli occhi di tutti. È la cronaca di un sistema informatico per molte ore in stallo nonostante alla vigilia Tridico – dopo aver ventilato nei giorni precedenti l’ipotesi di un click day per accedere a questo sostegno – avesse chiarito che non ci sarebbe stato alcun ordine cronologico nella presentazione delle richieste, che si sarebbe potuto inviare le domande anche nei giorni successivi al primo aprile collegandosi al sito e cliccando sul banner dedicato, e che il pagamento sarebbe cominciato il 15 Aprile e proseguito per tutto il mese. (così sul Sole24ore nell’articolo di Andrea Carli). Le critiche stanno a zero, come si suol dire, qui occorre  polemizzare in maniera costruttiva affinchè gli errori nell’usufruire un servizio pubblico basilare non si ripetano in futuro. Potrebbe magari trattarsi di un tilt del datebase del sistema sottoposto ad uno stressante, continuo ed concentrato “salvataggio” di nuovi dati?! In ognuna delle ipotesi fatte, occorrerebbe al più presto dotare l’INPS di strutture tali  per gestire problemi di simili in futuro senza deludere le aspettative degli utenti?

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