Reggio Calabria, Consiglio Metropolitano e Comunale aperto sulla sanità: azzerare i debiti, rimodulare i budget e produrre nuovi investimenti per personale e tecnologie

Per circa quattro ore s’è svolto ieri sera in piazza Italia il primo Consiglio comunale e metropolitano “aperto” congiunto a Reggio Calabria, spinoso tema: la Sanità. A presiedere e guidare i lavori, il presidente del Consiglio comunale Demetrio Delfino: interventi da 3 minuti ciascuno, alternati tra quelli di assessori e consiglieri dei due Enti, dei sindaci del territorio metropolitano e dei circa trenta tra liberi cittadini ed esponenti di associazioni, sindacati, ordini professionali ed altri organismi rappresentativi avevano prenotato tramite posta elettronica.

Già in apertura, il sindaco della città e sindaco metropolitano Giuseppe Falcomatà ha sottolineato come sia cruciale, ad assise terminata, «dare continuità, che ci sia un sèguito a quanto sarà deliberato», per poi evidenziare con rammarico l’esistenza di «un convitato di pietra, cioè i commissari straordinari dell’Azienda sanitaria provinciale», che hanno declinato l’invito a essere presenti e a dare risposte ai cittadini nel corso del duplice Consiglio “aperto” «senza motivare la loro assenza».

Finalità dell’assise, è tornato a evidenziare il primo cittadino, «ascoltare dalla vostra viva voce qual è il polso della situazione: le criticità, i problemi e come poterne uscire, dal vostro punto di vista di cittadini e utenti del sistema sanitario; quali sono le condizioni in cui i pazienti si trovano a essere curati e i lavoratori del settore a operare, senza mai dimenticare le tante eccellenze esistenti sul territorio e sempre mettendo in cima coloro che hanno bisogno di cure, che da questa situazione ricevono il pregiudizio maggiore».

Vero è che il sindaco è la massima autorità sanitaria nel territorio di sua competenza, ha poi argomentato Giuseppe Falcomatà, «ma è vero pure che a questa responsabilità materialmente e direttamente non fanno da contraltare veri poteri in materia sanitaria, anche se siamo ben consapevoli che le nostre prerogative al riguardo non possono limitarsi allo stabilire gli orari delle farmacie o firmare i Tso. Il nostro compito è principalmente politico, e avere un compito politico in tema di Sanità significa innanzitutto favorire una cosa che in questi anni, purtroppo, non c’è mai stata: un dialogo interistituzionale tra tutti gli attori che questo nodo devono risolvere, cioè Governo centrale, Regione, Città metropolitana, Comune, Azienda sanitaria provinciale. È fondamentale far capire che la Sanità non è una cosa di pochi, ma una materia che bisogna discutere, condividere, concertare per uscire insieme dalle secche».

Obiettivi dello sforzo congiunto di consiglieri comunali e metropolitani e dei cittadini presenti in piazza, nell’analisi del sindaco Falcomatà, intanto «ridiscutere un “decreto Sanità” che ci siamo visti calare dall’alto, che abbiamo conosciuto solo dopo la sua presentazione qui in Prefettura e che invece dev’essere ridiscusso con tutti noi. Garantire l’assunzione di personale negli ospedali pubblici sufficiente a soddisfare la domanda degli utenti. Pretendere che venga fatta luce rispetto ai bilanci dell’Asp, anche in relazione a situazioni poco chiare che stanno entrando nella discussione ed evidentemente non possono essere solo appannaggio d’approfondimenti giornalistici delle reti televisive nazionali, anche in memoria di funzionari formidabili come Consolato Campolo», cui la piazza ha tributato un commosso applauso. «E ancora, evitare il dissesto dell’Asp: dovremmo saperne di più, perché come in tutti gli Enti il dissesto andrebbe a scapito dei creditori e poi del Terzo settore, delle strutture private convenzionate, dei lavoratori».

Ma lo stesso Falcomatà ha detto con chiarezza che, tra gli scopi dell’assise, ce n’è uno peculiare e ineludibile: «Continuare a sostenere all’esterno questo dibattito pubblico, anche attraverso una mobilitazione generale, una mobilitazione di piazza, una chiamata a raccolta di tutti i cittadini, pure utilizzando uno spazio che ci può aiutare a tenere alta l’attenzione come la manifestazione nazionale di Cgil, Cisl e  Uil di sabato prossimo, che riguarda sicuramente il lavoro, ma evidentemente concerne anche la Sanità e ciò che ne consegue. Intanto – è stata la riflessione del primo cittadino – è importante che si dia un’alta dimostrazione di ciò che è Reggio Calabria, di chi sono i suoi rappresentanti istituzionali, di quel che in termini di proposta e di ragionamento politico, istituzionale, organizzativo questa città può produrre, anche attraverso un “via libera” corale a un documento che non sia solo simbolico, ma possa essere davvero la strada da percorrere per risolvere finalmente il problema del diritto alla salute sul nostro territorio».

Numerosi gli interventi che hanno fatto seguito all’ampio intervento introduttivo del primo cittadino. Al termine del largo dibattito, il consigliere comunale delegato alla Sanità Valerio Misefari ha dato lettura di un documento congiunto poi licenziato all’unanimità dall’Assemblea congiunta – e integrato da una relazione tecnica del consigliere metropolitano Eduardo Lamberti-Castronuovo – in cui, tracciata la situazione delle gravi, molteplici carenze della Sanità reggina quanto a presidi, strumentazioni, risorse umane, prestazioni erogate s’impegna il sindaco Giuseppe Falcomatà a promuovere un effettivo dialogo tra tutti i soggetti interessati, e in dettaglio «a chiedere che il Governo azzeri il debito della Regione Calabria nel campo della Sanità, così come ha fatto per alcuni Comuni, scongiurando il dissesto finanziario dell’Asp di Reggio», e che finanzi importanti investimenti in attrezzature e personale per tutte le strutture sanitarie calabresi, al contempo stringendo la morsa dei controlli affinché non si generi più debito nel settore; a «sostenere una mobilitazione popolare» per non perdere di vista lo spinoso e cruciale tema della Sanità reggina anche in futuro; a «sollecitare l’individuazione dei reali responsabili della mancata presentazione dei bilanci dell’Asp» reggina; a chiedere la «rimodulazione dei budget» di tutte le strutture private convenzionate.

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