La ‘Ndrangheta in Messico: domina il narcotraffico mondiale grazie all’alleanza con i cartelli della droga messicani

Tra la ndrangheta calabrese ed i cartelli della droga messicani si è stipulata negli ultimi tempi una vera e propria alleanza, facilitata anche dalla disastrosa situazione sociale del Messico, che apre nuovi scenari nel mondo del narcotrafficoUna vera e propria guerra, intanto, sta causando in Messico migliaia di morti, tra chi lotta per il controllo del territorio e chi si oppone ai cartelli.mappa droga ndrangheta mondiale La ‘ndrangheta domina già il mercato della polvere bianca in Europa, essendo ormai la regina incontrastata della coca, proprio grazie ai rapporti coi narcos colombiani e soprattutto alla recente alleanza con uno dei più forti cartelli della droga messicani: Los Zetas. Negli ultimi dieci anni hanno subito una rivoluzione le rotte e la gestione del traffico di coca, la quale proviene quasi interamente da tre Paesi latinoamericani: Colombia, Bolivia e Perù. Sino agli anni Ottanta e Novanta erano i colombiani a gestire il business, con la collaborazione dei malviventi messicani, i quali però si limitavano ad agevolare il trasporto degli stupefacenti sul loro territorio. Dall’inizio del 2000, dopo un depotenziamento dei grandi gruppi criminali colombiani, il sistema è cambiato ed i messicani hanno assunto la gestione diretta del traffico, non limitandosi a trasportare la coca, ma decidendone il prezzo, le rotte e le tre destinazioni principali: il mercato Usa (a cui è destinato il 40 per cento della coca prodotta, smistata attraverso la frontiera sud), quello europeo (un altro 40 per cento mediante il corridoio caraibico) e quello emergente africano. La ‘ndrangheta con la sua rete capillare riesce a smerciare la droga in tutto il continente, garantendo una serie di piazze redditizie ed ha addirittura soppiantato Cosa nostra nel grande business della droga, mentre Los Zetas, ex militari arruolati come sicari dal cartello del Golfo, se ne sono staccati nel 2009, per diventare ora il gruppo più diffuso sul territorio messicano. I legami fra le due realtà criminali sono state dimostrate da ben quattro operazioni realizzate dalla Procura distrettuale antimafia di Reggio Calabria. Il 17 settembre 2008 sono state arrestate 166 persone tra Italia, Messico e Stati Uniti nell’ambito dell’operazione Solare che ha permesso di smantellare una rete che agiva da entrambe le sponde dell’Atlantico con l’obiettivo di introdurre coca in Italia, dal porto di Gioia Tauro. Il traffico veniva coordinato , attraverso una cellula a New York che aveva stretto un patto con Los Zetas, all’epoca ancora parte del cartello del Golfo, per rifornirsi di cocaina. Il 13 luglio 2010, la Procura reggina ha dato il via all’operazione “Il Crimine”, seguito di Solare, colpendo le principali famiglie di Reggio Calabria, Vibo Valentia e Crotone. Oltre ai fermi, l’inchiesta ha dimostrato che la mafia calabrese non era più un insieme di cosche scoordinate ma si era data un’organizzazione verticistica, fortemente strutturata su base territoriale, articolata su vari livelli e capillarmente diffusa. L’11 marzo 2011 è scattata “Crimine 2” che si è concentrata sulla penetrazione della ndrangheta in Lombardia e sulle sue ramificazioni estere in Svizzera, Germania, Canada e Australia. L’indagine ha permesso di mettere in luce il “modello ndrangheta” che agisce attraverso succursali provinciali saldamente legati ai vertici che, da Reggio Calabria, gestiscono il traffico di droga e armi e si infiltrano nella rete economica legale dei territori in cui operano. Il 14 luglio 2011, “Crimine 3” aveva documentato nel dettaglio le relazioni tra ndrangheta e Zetas. Tra il 2004 e il 2008 infatti, il Cartello del Golfo aveva cominciato a concentrarsi sul mercato europeo, delegando la mediazione al suo braccio armato, Los Zetas ed una cellula, situata a New York, aveva preso contatti con i calabresi, una cosca di profilo minore, dietro cui si celavano altre potenti famiglie. Il business non si è tuttavia arrestato, poichè la rete intercontinentale si è poi nuovamente ricostituita sotto il controllo di altre cosche di Gioiosa Jonica che si sono infiltrate nel porto di Gioia Tauro. Queste operazioni hanno permesso però ai magistrati di comprendere il funzionamento e l’organizzazione della ndrangheta. Possibile che uno Stato, nel caso della ‘ndrangheta, o diversi Stati, nel caso dei narcos, non riescano a sconfiggere questi criminali? Possibile che questi criminali siano così potenti da essere quasi intoccabili? Vista l’espansione che ha avuto in tutta Italia, in tutta Europa e nel mondo reinvestendo  secondo me quantità infinite di denaro proveniente dal traffico di stupefacenti. Per non parlare poi dei rapporti con pezzi delle istituzioni. I rapporti tra narcos e ndrangheta sono ormai documentati. Nonostante le operazioni condotte e gli arresti fatti, il traffico tra le due sponde dell’Atlantico prosegue.analizzare la rete criminale che unisce due mondi apparentemente diversi, Messico e Italia. E collega direttamente quest’ultima a un fenomeno tragico quanto “invisibile” nei mezzi di comunicazione e nella coscienza dell’opinione pubblica: la narcoguerra che dilania il Paese latinoamericano. Dal 2006, lì sono state massacrate circa 60mila persone nella duplice lotta tra cartelli della droga e autorità e gruppi criminali rivali per il controllo della “piazza”. A farne le spese è la popolazione . La mafia ha sempre vissuto dentro la società e spesso è stata protetta dal potere, altrimenti non si spiegherebbe come le criminalità organizzate italiane esistano da più di 150 anni, cioè dall’Unità d’Italia, e per questo motivo la potenza delle mafie è sempre rimasta intatta, anche se sovente si cerca di intaccarla, sognando magari un giorno addirittura di estirparla.

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About the Author: Giulio Borbotti