Grecia, niente pagamento Fmi: stop finanziamenti e rischio default

AtenefmiSino alla mezzanotte di oggi la speranza che la tensione tra Grecia e Ue si potesse allentare era un auspicio in cui in molti speravano. Alla fine, però, la pesante e controversa giornata appena trascorsa si è conclusa con un clamoroso, seppur prevedibile, buco nell’acqua. Atene, infatti, non ha provveduto ad effettuare il pagamento della rata prevista al Fondo monetario internazionale (1,6 miliardi di euro), ponendosi pertanto nella condizione di non poter ricevere nuovi finanziamenti sino a quando non precederà al rimborso. Dal Fondo fanno comunque sapere di aver ricevuto una richiesta da parte di Atene per una allungamento dei tempi dei pagamenti in questione. C’è ben poco di cui stupirsi, giacché un esito del genere era stato confermato dalle stesse autorità elleniche già nel pomeriggio di ieri. Non v’è dubbio, tuttavia, che la situazione adesso rischia di complicarsi di nuovo e il default, arrivati a questo punto, diventa probabile, benché, nell’altalena di eventi che si stanno susseguendo nelle ultime ore, tra chiusure e aperture, appelli e controappelli, proposte e controproposte, pare che il dialogo tra Atene e Bruxelles non sia del tutto concluso.

tsiprasjunckerIn molti si stanno chiedendo a che gioco stiano giocando le parti in causa, prima fra tutte il premier ellenico. Tsipras, se da un lato, ha indetto il referendum sulle proposte Ue, dall’altro, ha provveduto a far recapitare al Presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker, un ipotesi di programma di salvataggio della durata di due anni chiesto al fondo europeo Esm, a cui ha affiancato l’ormai nota richiesta di una ristrutturazione del debito. L’auspicio che si potesse arrivare ad un accordo in extremis – anche grazie alla riunione serale di emergenza dell’Eurogruppo, successiva alla riunione di emergenza del governo greco – è stato comunque disatteso. Tsipras, in ogni caso, avrebbe confermato la sua volontà di valutare l’ultima proposta indirizzatagli da Juncker che, secondo quanto diffuso, sarebbe più accettabile sia in tema di lavoro e tasse che in tema di pensioni.

b-grecia_europaPer domani, inoltre, è stata convocata una nuova riunione dell’Eurogruppo – a cui la Grecia dovrebbe inviare nuove proposte – con l’obiettivo di fare il punto sulla situazione e, possibilmente, di prendere qualche decisione, sebbene Angela Merkel abbia chiarito la necessità di aspettare l’esito del referendum prima di parlare di nuovi salvataggi. Probabilmente vorrà valutare se ci sarà la possibilità – in casi di voto favorevole al programma Ue – di spremere Tsipras e costringerlo all’accettazione della sconfitta per mano del popolo ellenico, imponendo cosi le proprie condizioni. Ciò che desta perplessità, tuttavia, non è tanto la decisione di convocare un referendum quanto piuttosto la sensazione che, default a parte, il governo Tsipras sia sprovvisto di un piano B che possa essere applicato alla Grecia in caso di uscita dalla moneta unica. L’atteggiamento e gli sforzi del premier greco assomigliano tanto a quelli di coloro che stanno giocando un pericoloso braccio di ferro logorante, diretto a far cedere l’avversario sotto la pressione della propria spinta. D’altra parte, il leader di Syriza lo ha sempre ammesso: il suo intento non è quello di portare la Grecia fuori dall’eurozona, ma di applicare il proprio programma di governo, evidentemente imponendolo alle istituzioni europee.

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About the Author: Luigi Iacopino