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Turchia tra terrorismo e Riforma Costituzionale

di  – Fabrizio Pace – Siamo ancora una volta in compagni della Dott.ssa Valeria Giannotta, docente di Relazioni Internazionali, all’Università di Ankara. Questa volta l’abbiamo “sentita” per capire meglio cosa sta avvenendo in quest’ultimo periodo in Turchia. Il Paese sta infatti attraversando una delicata fase per le riforme costituzionali e nello stesso arco temporale è oggetto di vili attentati terroristici.

La Turchia ha subito diversi attentati terroristici ed ha sempre reagito in maniera energica a tutte le intimidazioni delle organizzazioni illegali. L’ultimo attentato segna però un innalzarsi del livello di offesa da parte dei terroristi. L’attacco allo stadio alle forse dell’ordine è una triste novità, tra l’altro in un punto di divertimento ed aggregazione come lo stadio di una squadra che gioca le coppe europee. Sono quindi alla ricerca oltre che di vittime di sensazionalismo? C’è una cambiamento effettivo nella strategia del terrore e se sì la gente lo percepisce?

La Turchia e’ oggi molto esposta al terrorismo e diverse sono le organizzazioni che operano al suo interno. Quello passato e’ stato un anno orribile per il susseguirsi di attacchi a firma DAESH e PKK che hanno colpito i piu’ grandi centri urbani del Paese mietendo numerose vittime. Il duplice attentato di sabato scorso e’ stato rivendicato dal TAK (falchi per la liberazione del Kurdistan) ossia organizzazione che gravita sotto l’orbita del PKK e che nei mesi scorsi ha colpito anche Ankara. LA modalità dell’attacco ricorda molto quello avvenuto lo scorso febbraio nella capitale: target preciso ossia i simboli dello Stato, in questo caso la polizia stanziata all’esterno dello Stadio del Beşiktaş. E’ qui doveroso ricordare che nel sud-est anatolico vi e’ una lotta in corso tra le forze armate turche e i gruppi armati separatisti curdi, tra cui rientra anche l’azione del TAK. Il terrorismo come lotta non convenzionale e asimmetrica e’ sempre in cerca di sensazionalismo, se no non sarebbe tale. Non denoto un particolare cambiamento vedo pero’ l’inspessirsi delle fratture presenti nel Paese che potrebbero generare una escalation anche di manovre preventive da parte delle autorità. Dopo gli avvenimenti di sabato scorso infatti jet turchi hanno avviato una rappresaglia bombardano postazioni PKK sulle montagne turco-irachene. Insomma, oggi Ankara e’ impegnata su larga scala nella lotta al terrore sia al suo interno contro DAESH; PKK e FETÖ ( organizzazione che fa capo a Fetullah Gülen, ritenuta responsabile del tentativo del colpo di stato dello scorso 15 luglio) che ai suoi confini (cfr. Operazione Eufrate in Siria in chiave anti DAESH e PYD- ritenuta costola siriana del PKK).

Le autorità turche in che modo agiscono nelle zone di confine per arginare il fenomeno degli sfollati\migranti\profughi?

La Turchia e’ impegnata in prima linea dal 2011 nell’accoglienza dei rifugiati con una spesa che si aggira attorno ai 25 miliardi di dollari. Ad oggi sono più di 3000000 i rifugiati  registrati in suolo turco, a cui viene fornita assistenza medica; più di 79000 sono i bambini siriani che ricevono istruzione sia in lingua araba che turca. Ovviamente diversi sono i campi di accoglienza al confine che pero’ hanno una capacita’ limitata. Grazie all’accordo sui migranti con l’Europa lo stanziamento di 3 miliardi di euro agevolerà la costruzione di ulteriori campi e strutture. ( ad oggi solo una parte dei fondi sono stati stanziai da Bruxelles e vi e’ una certa fatica a procedere con la negoziazione sui migranti). A seguito della tregua ad Aleppo oggi ci si attende un incremento del flusso di siriani ( si attendono circa 50.000 evacuati) e le autorità si sono già mobilitate per offrire riparo e per raccolta fondi a loro sostegno. Inoltre, le manovre militari oltre il confine siriano comunque hanno l’obiettivo di ripulire la zona dalla minaccia terroristica in modo da assicurare un adeguato stile di vita agli autoctoni e contenere cosi’ il flusso. Vi sono poi importanti sforzi da parte delle autorità turche nel contenere il flusso dei foreign fighters da e verso l’Europa.

In che modo la riforma Costituzionale influirà nella vita di tutti i giorni del popolo turco?

La riforma intende modificare 21 articoli della Costituzioni e modificare l’attuale sistema parlamentare in un esecutivo presidenziale che accordi ampi poteri al Presidente. Verosimilmente gli articoli fondamentali che riguardano l’’essere turco’ non verranno toccati. Allo stato odierno e’ stato presentato congiuntamente da AKP ( partito al governo) e partito d’opposizione MHP un pacchetto che dovrà essere vagliato e votato dal Parlamento. Con un sopporto maggiore di 330 si andrà a referendum probabilmente in tarda primavera e sarà il popolo a decidere se mantenere l’attuale sistema o avviare la Nuova Turchia verso il presidenzialismo.

I giovani, lei sta a contatto con gli universitari, come giudicano l’operato del governo turco?

I giovani riflettono appieno lo spaccato sociale della Turchia. Sono accomunati pero’ dallo stesso orgoglio nazionale che li porta a condannare all’unanimità gli attacchi terroristici, le istanze separatiste e i tentativi di destabilizzazione politica, incluso il tentato golpe del 15 luglio.

La Turchia sarebbe pronta per l’ingresso in Europa?

La Turchia sta attendendo alle porte dell’Europa ormai da troppo tempo e purtroppo con un certo rammarico constato che si e’ perso il momentum. Senza fare troppa dietrologia, dall’avvio del negoziato nel 2005 ad oggi su 35 capitoli solo 1 e’ stato aperto e chiuso nel 2010 mentre 18 sono bloccati dai veti di alcune cancellerie, Cipro inclusa, e riguardano anche gli aspetti sostanziali della democrazia quali rule of law e libertà fondamentali (cfr. cap. 23-24). Insomma, indipendentemente dallo sforzo riformatore- che comunque si e’ raffreddato drasticamente- vi sono degli inghippi di manovra fondamentali. Vi e’ una sorta di frustrazione da e verso la Turchia che non agevola il dialogo, ad oggi compromesso dal vigente stato d’emergenza e dalla contrarietà delle istituzioni europee verso Ankara. L’augurio e’ che lo stallo, chiaramente palesato nel recente voto del Parlamento Europeo, sia momentaneo e che questo serva a rilanciare la negoziazione su una più concreta a vigorosa base di comprensione reciproca. Mi lasci dire, non solo come ospite di questo Paese, ma come esperta delle sue dinamiche, che a volte si ha avuto la sensazione che Bruxelles applichi double standards. Insomma se da una parte vi e’ una certa fatica a guardare alla Turchia con lenti neutre, dall’altra il rischio e’ di diventare eccessivamente autoreferenziali e di sminuire l’importanza dell’ispirazione liberale che può arrivare solo dall’Europa.

Grazie ed a presto

Grazie a voi.

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