Anche quest'anno l'Associazione “Reggionamenti” celebrerà in Città “Il Giorno Del Ricordo” - Ilmetropolitano.it

Anche quest’anno l’Associazione “Reggionamenti” celebrerà in Città “Il Giorno Del Ricordo”

“Con la passione di raccontare e commemorare un pezzo di Storia tragica della Patria Italia che vuole essere di monito alle giovani generazioni, affinché l’ideologia non divenga più odio sanguinario; anche quest’anno – e senza alcuna discontinuità da 15 anni – l’Associazione “Reggionamenti” – le altre associazioni socio-solidali e metapolitiche e tutti i cittadini che lo vorranno – celebreranno in Città “Il Giorno Del Ricordo”, per non dimenticare i 20.000 italiani assassinati nelle foibe nel periodo 1943/45 dai partigiani comunisti iugoslavi ed i 350.000 esuli istriani, giuliani e dalmati”. Lo afferma il Presidente di “Reggionamenti”, Augusto Borbotti, che aggiunge: “la legge 30 Marzo 2004, n. 92 istituisce il «Giorno del ricordo» e così recita: <<in memoria delle vittime delle foibe, dell’esodo giuliano-dalmata, delle vicende del confine orientale e la concessione di un riconoscimento ai congiunti degli infoibati>>. All’indomani di quella promulgazione del Parlamento, “Reggionamenti” ottenne dall’Amministrazione Provinciale dell’epoca (Presidente Pietro Fuda) di collocare presso l’Area Archeologica “Griso-Laboccetta” (posta nel centro storico reggino tra le vie Aschenez e Del Torrione) una targa commemorativa del sacrificio della studentessa istriana, Norma Cossetto, (medaglia d’oro al valore civile) stuprata e torturata per un’intera notte dai partigiani comunisti iugoslavi e poi gettata ancora viva in una foiba a Trieste.

Le foibe, corruzione dialettale dal latino fovea, sono cavità naturali profondissime tipiche dell’altipiano carsico, ove furono gettati, talvolta ancora vivi, circa 20.000 italiani, vittime della delirante strategia del genocidio messa in atto in quegli anni dai partigiani comunisti che obbedivano al famigerato “Maresciallo” Tito. In quegli anni al confine orientale italiano, precisamente nella penisola istriana, operavano bande marxiste che misero in atto un genocidio dei cittadini italiani (qualsivoglia fosse la loro collocazione politica) nella volontà criminale di effettuare una vera e propria pulizia etnica finalizzata ad esautorare gli italiani dall’Istria ed annettere quei territori alla nazione iugoslava di osservanza comunista. Tale obiettivo, poi concretizzatosi, determinò un regime di terrore che vide intere famiglie italiane sequestrate dalle loro case, portate dinanzi a queste cavità naturali profonde ed inaccessibili, assassinate sul posto e scaraventate nelle foibe, affinché nessuno più potesse ritrovarne i corpi.

Talvolta, per accelerare le esecuzioni gli italiani (uomini, donne, vecchi e bambini, anche bambini perché… “non dovevano rimanere testimoni degli eccidi…) venivano legati uno dietro l’altro col fil di ferro o con corde; cosicché, assassinato con una revolverata alla nuca il primo della fila posto sul ciglio della voragine non vi era bisogno di assassinare gli altri perché il primo trascinava i restanti nel crepaccio. Insieme ai civili furono sequestrati ed assassinati nelle foibe un numero imprecisato di carabinieri, di finanzieri e doganieri che espletavano soltanto le loro funzioni lavorative e che spesso provenivano da altre regioni d’Italia. L’annessione di questo territorio, fino ad allora italiano, alla nuova nazione iugoslava appartenente alla galassia delle dittature comuniste, determinò un esodo biblico delle popolazioni di etnia italiana, per cui circa 350.000 nostri connazionali abbandonarono l’Istria e vennero in Italia, lasciando case, attività commerciali e tutti i loro averi, che vennero poi confiscati dal regime rosso.

La celebrazione dei “Giorno del Ricordo” – continua Borbotti – è una ricorrenza nazionale molto recente perché per decenni su questa tragedia tutta italiana era calato l’ordine perentorio del silenzio da parte della storiografia e della intellighenzia di sinistra; per cui soltanto con il governo della seconda Repubblica, scaturito dal dissolvimento dell’arco costituzionale determinato da tangentopoli, si iniziò a parlare di questa pagina di storia tragica e feroce della nostra nazione ed iniziarono in tutta Italia le celebrazioni, anche per il conferimento, da parte del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, della medaglia d’oro al valor civile in memoria di Norma Cossetto, la cui storia rappresenta il simbolo del martirio degli infoibati.

Le cronache giornalistiche dell’epoca raccontano che i sequestratori, stupratori, seviziatori ed assassini della studentessa triestina Norma Cossetto vennero identificati in numerosi partigiani comunisti slavi ed arrestati dai Carabinieri Italiani, che anche in quelle circostanze di confusione bellica, si contraddistinsero nell’onorare il loro dovere. Gli assassini rossi furono rinchiusi per un’intera notte nella stessa stanza ove era stata composta la salma di Norma e costretti a vegliarne le spoglie mortali; e poi, l’indomani, processati come criminali di guerra. Va evidenziato – continua Augusto Borbotti di “Reggionamenti” – che la storia degli infoibati e degli esuli non è, come si vuole malevolmente sostenere, una storia di Fascisti uccisi, in quanto vennero trucidate intere famiglie di residenti in quei luoghi di guerra e non per motivazioni politiche ma soltanto perché italiani. E neppure fu un dramma tutto circoscrivibile a quella parte di territorio di frontiera (il confine orientale, appunto) e quindi classificabile e relegabile come “una sciagura bellica di carattere regionale ed etnico (e magari con pregresse responsabilità italiane).

Questa è una lettura errata di quelle migliaia di lutti dimenticati dalla storiografia ufficiale e di potere dal 1945 al 2004, perché scomoda alla sinistra. La critica di oggi, libera, almeno in parte dai condizionamenti marxisti, dimostra che l’eccidio ebbe motivazioni etniche e di annessione violenta del territorio ma anche che esso è da considerarsi, invece, patrimonio storico di tutta la nazione perché i parziali recuperi degli scheletri degli infoibati, succedutisi nel tempo, hanno dimostrato che tra quei vecchi, quelle donne e quei bambini triestini furono assassinati anche dipendenti dello Stato, ferrovieri, doganieri, impiegati delle regie poste, Guardie di Finanza, militi e regi Carabinieri che erano spesso meridionali giunti per lavoro, per bisogno, in quei territori; quindi tantissimi proletari in divisa partiti per costruirsi un futuro lavorativo.

Peraltro, negli ultimi elenchi di proscrizione ritrovati negli archivi slavi vi sono molti cognomi tipici del mezzogiorno e tra essi ve ne sono taluni chiaramente riconducibili a Reggio ed alla sua Provincia; soldati e lavoratori non solo della Città, ma anche di Radicena (l’attuale Taurianova) di Montebello Jonico, di Motta San Giovanni e di tante altre località del reggino a testimonianza indelebile che anche la nostra terra è stata vittima di queste ferocie che non dovranno mai più ripetersi e dovranno essere ricordate, affinché non prevalga l’odio e siano da monito ai giovani, divenendo essi stessi i migliori cittadini di domani. La collocazione della targa in onore di Norma Cossetto – precisa Borbotti – ebbe nel 2005 la volontà unanime dell’Associazione “Reggionamenti” di realizzare un simbolo di Pacificazione Nazionale ed un monito a non ripetere, soprattutto tra i giovani, pratiche di odio politico, ideologico od etnico che potessero innescare messaggi ed azioni di intolleranza e di ferocia. Di rimando, “Reggionamenti” si considerava lusingata che questa Storia dimenticata divenisse patrimonio divulgativo della stessa Associazione in Città.

Le medesime determinazioni e finalità “Reggionamenti” coltiva oggi, a quindici anni di distanza, pur nella constatazione che vi sono, a Sinistra, predisposizioni celebrative esclusive per la “Giornata della Memoria”, con un malcelato disagio per quanto attiene al “Giorno del Ricordo”. Così come, a Destra, vi è una particolare caratterizzazione politica delle vittime delle Foibe. In ambedue i casi non si perseguono, secondo “Reggionamenti”, gli obiettivi di Pacificazione Nazionale, non si ottiene una veritiera conoscenza della Storia Patria ed, elemento rilevante, non si produce una buona didattica per le giovani generazioni. Infatti solo tra gli stolti si può ragionare in termini di “contraltari”.

Tali “disagi, omissioni e caratterizzazioni” – che a Reggio appaiono, “nel solco della tradizione di legislatura”, anche istituzionali – innescano poi ignoranze e negazionismi. Cosicché – riferisce Borbotti – auspichiamo che il 10 Febbraio, quando andremo a depositare il nostro fascio di fiori infioccato col tricolore alla targa in memoria di Norma Cossetto a via Del Torrione, ne troveremo già depositato un altro, di fascio di fiori, magari infioccato con l’amaranto della Città Metropolitana. E ci piace pensare che quest’iniziativa sia già predisposta a Palazzo San Giorgio, pur non essendo stata concepita nei precedenti anni di legislatura municipale. Crediamo – ha concluso il Presidente di “Reggionamenti”, Augusto Borbotti – che un gesto di questo genere (esclusivo) possa essere un buon viatico per la realizzazione di una Reggio Metropolitana della Tolleranza e della Sapienza diffuse.”

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