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Cosa si intende per Disprassia?

by Esi Grünhagen from Pixabay

Letteralmente con il termine Disprassia si intende “l’ incapacità di fare”. La Disprassia è un disturbo sia di coordinazione e movimento che di linguaggio; secondo il DSM, esso è incluso tra i DCD (Developmental coordination desorder). Si tratta di disfunzioni delle reti neurali, poiché accade che il Sistema Nervoso Centrale presenta alcune aree che non sono del tutto mature per permettere al piccolo di pianificare, programmare o di reagire correttamente agli stimoli che gli vengono proposti dall’ambiente. Non vi sono delle cause certe che possano generare tale disturbo, ma alcuni studi dimostrano che si possa trattare sia di fattori di genetica che di danni cerebrali, di trauma cranici o di ritardi di sviluppo neurologico. Generalmente tale disturbo, secondo dati di ricerca, si manifesta nei bambini in età scolare, tra i cinque e gli undici anni. In Italia circa il 3-6 % dei bambini, ne presenta i sintomi. E’ molto difficile diagnosticare in tenera età tale condizione.

Vi sono diverse forme di Disprassia :

•Disprassia Generalizzata: vi è quando il bambino presenta problemi di deambulazione o incapacità nel compier e le varie attività quotidiane (allacciare le scarpe) . Solitamente per tale forma di disprassia si manifestano le cosiddette “paraprassie” ovvero un insieme di movimenti non richiesti;
•Disprassia di Sguardo o oculomozione: ovvero difficoltà mobile oculare;
•Disprassia del disegno o disgrafia;
•Disprassia costruttiva: difficoltà spazio temporale, incapacità di ricostruire dei modelli a causa di un deficit di analisi e sintesi.

Generalmente il bambino manifesta difficoltà di organizzazione dei propri spazi e della propria memoria. Non riesce a raccontare e mettere in sequenza esatta gli eventi. Non va sottovalutato molte volte il senso di “frustrazione” che il bimbo sopporta rispetto alle pretese dell’ambiente. Il più delle volte si fa l’errore di considerare il bambino come pigro, svogliato o poco intelligente. Il rischio di tale atteggiamento è quello di innescare nel piccolo disturbi comportamentali o psicopatologici.

Cosa può fare un genitore?

1.Dare significato alle capacità del bambino, valorizzandone le qualità
2.Graduare la complessità delle proposte, richiedendo di eseguire un compito per volta. Agire su diversi livelli.

3.Non dare mai nulla per scontato.
4.Mantenere l’ordine dell’ambiente che circonda le attività del bambino e ordinare in modo sequenziale anche le attività del bambino.
5.Variare le proposte di gioco.
6.Spiegare il fine di qualsiasi attività.
7.Rivolgersi ad un logopedista e ad un psicomotricista.

(fonte bwoman.it)

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About the Author: Giusy De Giovanni