Clima. Paesi del Pacifico a rischio, ma alla Cop26 vanno in pochi

A pesare restrizioni dovute a covid e costi viaggio “proibitivi”

Foto di Pete Linforth da Pixabay

(DIRE) Roma, 21 ott. – I governi e gli attivisti di almeno un terzo dei piccoli Paesi insulari della regione del Pacifico, ritenuti tra i più esposti agli effetti del cambiamento climatico, rischiano di non poter partecipare alla conferenza internazionale sul clima (Cop26) prevista a Glasgow a partire dal 31 ottobre.
Secondo il quotidiano britannico The Guardian, tra le ragioni ci sono le lunghe quarantene imposte ai cittadini delle isole del Pacifico, quasi completamente ‘Covid-free’, al loro ritorno dall’estero, per quanto riguarda le delegazioni ufficiali, ma anche gli alti costi di voli aerei e pernottamenti, per quanto concerne la società civile.
La settimana scorsa il segretario generale del Council of Regional Organisations in the Pacific, Henry Puna, aveva affermato nel corso di un incontro dell’organismo regionale che la posta in gioco alla Cop26 è vitale per il Pacifico, dato che il cambiamento climatico “ne mette a rischio l’esistenza” ed è “l’ultima occasione per mantenere la soglia di 1,5 gradi a portata di mano ed evitare un punto di non ritorno”.
Nonostante questo, in quella stessa occasione è emerso che a oggi solo 13 dei 20 Paesi membri del Consiglio intendono recarsi alla Cop26. L’organismo, riferisce il quotidiano The Sidney Morning Herald, ha anche selezionato una delegazione di cinque rappresentanti, tra i quali il vice-primo ministro delle Figi, Aiyaz Sayed-Khaiyum.
Andare in Scozia sarà ancora più difficile per le organizzazioni della società civile. Alle restrizioni ai viaggi si aggiungono costi definiti “proibitivi” degli spostamenti. Solo un volo aereo per Glasgow può arrivare a costare quasi il doppio dello stipendio medio di un dipendente statale delle Figi.
Partecipare all’evento “sarà praticamente impossibile”, ha denunciato Lavetanalagi Seru, dirigente del Pacific Islands Climate Action Network (Pican). “Credo ci saranno 20 o 30 delegati della società civile della regione, contro i 70 o 80 degli anni passati”.

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